E’ mancato un amico

E’ passato un mese da quando Raffaele ci ha lasciati, così, all’improvviso. Eravamo assieme al circolo sino a mezzogiorno, come altre centinaia di volte in questi anni, poi ci siamo salutati augurandoci come tutte le altre volte buon appetito, cosa che a lui certo non mancava….
Nel pomeriggio si è sentito male e in pochi minuti se ne andato.
Mi mancherà, quante volte mi ha raccontato della sua infanzia in puglia, della sua vita lavorativa a Milano e poi dell’orto che aveva in Valfontanabuona. Le sue esperienze hanno arricchito anche me.
Mi mancherà la sua voce un po rauca, la sua presenza ma sopratutto la sua amicizia.
Ciao Raffaele.

Fondo Sociale Europeo Plus, attività sul territorio e altri aggiornamenti

Interventi in Parlamento
Durante la sessione plenaria della scorsa settimana, sono intervenuto sul Fondo Sociale Europeo Plus, una misura importantissima approvata dal Parlamento Europeo, che ho personalmente contribuito a rafforzare con i miei emendamenti nella parte relativa al lavoro, alla formazione, alla lotta alla povertà, fino alla tutela dell’infanzia con l’introduzione della Garanzia per i Bambini (video).
Alla Spezia un Infopoint
sulle opportunità europee
“L’Europa che ti serve”, si chiama così il point informativo che ho voluto aprire alla Spezia, nel cuore della città. Abbiamo scelto questo nome perché “A cosa serve in concreto l’Europa?” è una delle domande che più di frequente vengono rivolte a chi lavora nelle istituzioni comunitarie. Si tratta di uno spazio dove i cittadini, le associazioni e le imprese possono conoscere i fondi e le possibilità di sostegno messe in campo dall’Unione Europea per la vita e le attività di tutti i giorni. Nel point è disponibile una connessione Wi-Fi gratuita e vario materiale informativo.
European Labour Authority.
Le prospettive per Milano
Ieri sera, a Milano, si è discusso di quali prospettive si aprono per il capoluogo e per la città metropolitana con la nuova Autorità Europea del Lavoro, della quale mi sono occupato, come componente della Commissione Occupazione e Affari Sociali, anche tramite gli emendamenti al regolamento istitutivo. Sostengo con convinzione la proposta del Consiglio Comunale milanese di candidare la città come sede dell’Autorità.
Genova, la zona arancione

e la distanza delle istituzioni

I cittadini della zona arancione di Genova sono scesi recentemente in piazza per protestare ed avere risposte. Si tratta di circa 300 famiglie che abitano ai confini dell’area del crollo del Ponte Morandi, che per un anno saranno toccate dai disagi del cantiere e chiedono di essere considerate. Perché questi cittadini sono esclusi da qualsiasi indennizzo? Perché il Governo e il Commissario Bucci non riconoscono la delicatezza della loro situazione? Il PD ligure è stato da subito al loro fianco nel pretendere attenzione e risorse e voglio ribadire la mia richiesta a Governo e Comune di fornire a questi cittadini le risposte che hanno il diritto di ricevere.
Conferenza UE-Africa
Recentemente ho ospitato al Parlamento Europeo una conferenza dal titolo “UE-Africa”, organizzata dall’Istituto per la Competitività, che ha presentato uno studio sul futuro delle relazioni tra i due continenti nell’ambito del Piano europeo per gli investimenti esterni. Il confronto è partito dalle prospettive dell’economia africana e dalle politiche europee di sviluppo in Africa, individuando nell’energia il motore strategico delle relazioni, ed è giunto a elaborare delle linee-guida politiche verso l’obiettivo di uno sviluppo sostenibile.                              (approfondisci).

 

Fondo Sociale Europeo Plus.
Un passo avanti verso l’Europa che vogliamo
Il Parlamento Europeo ha approvato il Fondo Sociale Europeo Plus, misura di cui sono stato relatore per i Socialisti e Democratici. Ho presentato e negoziato oltre cento emendamenti per andare verso una UE più attenta a lavoro, formazione, contrasto all’esclusione sociale e alla povertà. Sono orgoglioso di questo lavoro e di un voto che va nella direzione di una vera Europa sociale. Nel Fondo si sono portati i finanziamenti a oltre 120 miliardi di Euro e l’Italia sarà il Paese che ne beneficerà maggiormente con più di 15 miliardi. Abbiamo introdotto la Garanzia per i Bambini, uno strumento che vuole assicurare a tutti i minori il diritto a un equo inizio della vita, all’istruzione, a un alloggio dignitoso, alle cure essenziali e a una sana alimentazione. Abbiamo potenziato Garanzia Giovani, con l’obiettivo di combattere con più efficacia la disoccupazione giovanile sostenendo proposte formative e occupazionali di qualità. Abbiamo fornito, con il fondo EASI, uno strumento diretto per supportare i Comuni che realizzano buone pratiche di integrazione. Abbiamo inoltre aumentato i fondi di inclusione sociale, permettendone l’utilizzo anche in misure di sostegno al reddito, come il Reddito di Inclusione, introdotto in Italia dal precedente Governo. Questi sono alcuni esempi significativi di quanto contenuto nel nuovo Fondo Sociale. Si apre adesso la negoziazione con gli Stati Membri e non intendo cedere su nessuna delle conquiste ottenute. Soltanto così, con una forte impronta sociale, possiamo salvare il progetto europeo e rilanciarlo davvero.

 

Il sostegno alle ragioni della protesta
degli autotrasportatori
Nelle scorse settimane abbiamo assistito a diffuse manifestazioni di protesta degli autotrasportatori contro le norme del Pacchetto Mobilità. Le ragioni del dissenso erano fondate: quell’accordo al ribasso, firmato anche dal Ministro Toninelli, conteneva modifiche peggiorative delle condizioni di vita e di lavoro degli operatori, ma anche una compromissione dei livelli di sicurezza stradale. La Commissione Trasporti ha dato un importante segnale di attenzione agli autotrasportatori, respingendo le modifiche relative ai tempi di guida e di riposo e al distacco internazionale. Personalmente mi sono battuto anche in Parlamento per evitare che le misure bocciate venissero ripresentate e introdotte nuovamente. Sulla dignità del lavoro e sulla sicurezza di tutti non si può scendere a compromessi.   

 

Rapporto su Nordafrica e Medio Oriente
dopo le Primavere Arabe
Lunedì 21 gennaio ho presentato alla Commissione Esteri il mio rapporto sulla situazione in Nordafrica e in Medio Oriente dopo le cosiddette Primavere Arabe, un rapporto di analisi e di proposte. Si tratta di un quadro diversificato, dove l’Unione Europea non è stata pienamente in grado di dare risposte alle speranze di democratizzazione che il popolo delle piazze del 2011 riponeva in noi. Questo, soprattutto, a causa del prevalere di un’impostazione securitaria indirizzata alla stabilizzazione ad ogni costo, che non ha aumentato l’influenza dell’Europa nella Regione, né migliorato le condizioni di vita della popolazione. Puoi vedere il video del mio intervento completo cliccando qui.

 

Evoluzione delle relazioni con l’Uzbekistan
Nel mio ruolo di componente della Commissione Esteri, ho sempre seguito da vicino il tema dei rapporti tra noi e l’Uzbekistan, visitando il Paese e seguendo come relatore per il gruppo S&D il protocollo commerciale sul cotone, anche con l’obiettivo – in massima parte raggiunto – dell’eliminazione del lavoro minorile.
Appare straordinario il miglioramento dei rapporti che si è sviluppato nell’arco di una sola legislatura.
Tale cambiamento passa per la già citata quasi totale eliminazione del lavoro minorile, l’apertura all’Organizzazione Internazionale del Lavoro, un miglioramento significativo nel rispetto dei diritti umani e la distensione dei rapporti con gli altri paesi della Regione. Certamente, va detto, persistono anche questioni oggetto di forte disaccordo, come le politiche contro i sindacati, la criminalizzazione delle persone LGBT e altri elementi di arretratezza negli equilibri istituzionali, sociali ed economici. Tuttavia quanto raggiunto in soli cinque anni fa ben sperare riguardo all’influenza che l’UE, come forza trasformatrice, può esercitare nel mondo. Puoi ascoltare qui il mio intervento di qualche giorno fa in Commissione Esteri sull’accordo di parternariato tra UE e Uzbekistan.

 

 

Contributo di Brando Benifei, gruppo dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici al Parlamento Europeo.

Salvini ha dimenticato la lotta alle mafie

Dopo la discussione in commissione il decreto Salvini resta orribile. Un manifesto che non contiene né norme né risorse per dare più sicurezza ai cittadini. Non ci sono più soldi per le forze dell’ordine o per la video sorveglianza; si dà ai sindaci la possibilità  di fare ciò che già possono fare, ma non c’è nulla per intervenire sul degrado e dare strumenti  per mettere in sicurezza aree come quella di San Lorenzo, resa tristemente nota dalla cronaca di questi giorni. La stragrande parte delle misure contenute nel decreto serve a mostrare un volto disumano e inospitale dell’Italia, con l’assurda idea di spaventare chi già non ha niente, né soldi, né libertà e né diritti,  perché non venga in Italia. Per fare questo si sono accumulate norme palesemente incostituzionali, riducendo le motivazioni  per i permessi umanitari, demolendo tutti i cardini dell’integrazione che funziona, costruendo, con procedure accelerate (senza gara con buona pace dei 5 stelle) i centri per i rimpatri, in cui detenere per 180 giorni  le persone con foglio di via, ma senza occuparsi di finanziare i rimpatri stessi, infine facendo precipitare nella clandestinità persone che hanno il permesso di soggiorno, magari lavorano e hanno casa. Ci saranno più clandestinità e più insicurezza. Ma di questo vive la Lega: dell’alimentare paure. Un decreto inutile e dannoso che, anche sulla pelle di migliaia di persone che già legalmente vivono qui, costruisce l’idea di un paese egoista e che arretra sul fronte delle libertà e dei diritti. In questo contesto continua ad esserci un’assurda definizione delle priorità da affrontare per dare più sicurezza al Paese.  Ci sono norme per tutto: dai parcheggiatori abusivi, ai distributori automatici che recano disturbo,                    dall’accattonaggio ai blocchi stradali. Ma non c’è una sola norma per rafforzare il contrasto alle mafie o, per esempio, la lotta al traffico di esseri umani. Insomma i problemi di legalità e sicurezza in questo Paese sono i negozi etnici e non le mafie che stanno penetrando nella nostra economia, rifornendo le piazze dello spaccio, insediandosi in tanti territori anche del Nord.  Gli unici accenni alla lotta alla criminalità organizzata fanno riferimento alla gestione dei beni confiscati e allo scioglimento dei comuni.  In commissione non siamo riusciti a evitare che il governo peggiorasse alcune norme, come la cancellazione dell’obbligo di istituire nelle prefetture tavoli per salvaguardare l’occupazione nelle aziende confiscavate.  Ma grazie al Pd e ad un nostro emendamento, ora i comuni potranno contare su un fondo dedicato alla sistemazione dei beni confiscati, alimentato con il 10% dei proventi derivanti dalle vendite di quelli non utilizzati. È una cosa importante.  Perché da tempo i comuni denunciavano la difficoltà ad utilizzare soprattutto gli immobili per mancanza di fondi per la ristrutturazione e la messa a disposizione della collettività, e così abbiamo raccolto questa esigenza.  Ma soprattutto abbiamo evitato che la norma del governo, tutta volta ad accelerare ed ampliare la possibilità di vendita dei beni confiscati ai privati, mettesse in discussione il principio cardine della Legge La Torre, quello di colpire i patrimoni dei mafiosi  e metterli a disposizione della collettività.
Con il nostro emendamento abbiamo fatto passare un principio preciso: mettere i Comuni nelle condizioni di rispettare il limite dei 2 anni per progettare il riutilizzo dei beni confiscati. Insomma abbiamo difeso il valore della legge che confisca i beni alle mafie e finalmente ottenuto risorse per i comuni.
Purtroppo in un contesto terribile.

Di  Franco Mirabelli da Democratica on line

Walter Veltroni: «M5S? Il Pd dialoghi ma a certe condizioni e con la regia del Colle» intervista di Aldo Cazzullo

Veltroni, la sinistra italiana è al minimo storico.

«È abbastanza incredibile la rapidità con cui si è passati sopra la più grande sconfitta della sinistra nella storia del dopoguerra, per ricominciare la consueta danza degli hashtag e dei tweet, per dibattere su cosa fare domani mattina; che è sicuramente un problema, ma prima ancora occorre capire perché siamo al bipolarismo tra 5 Stelle e Lega, e il Pd ha perso metà dei 12 milioni di voti che prese nel 2008».

Che fare?

«Sottrarci al presentismo assoluto che domina ormai ogni segmento del nostro discorso pubblico. Gramsci definiva il partito come intellettuale collettivo. Pare un ossimoro: l’intellettuale è pensato come un individuo solo con le sue speculazioni. Per me significa la meraviglia del capire insieme. Insieme si capisce molto di più che da soli».

Lei cos’ha capito?

« Questa sconfitta non nasce per caso. Non è un accidente. La sinistra non ha colto la trasformazione della società. È stata forte quando la società era strutturata, organizzata per classi, con forti elementi unificanti. Nella società liquida la sinistra si è persa. Ha perso la sua capacità di essere se stessa, di rappresentare dentro il tempo della precarietà e della coriandolizzazione dell’esperienza umana il proprio punto di vista. Ha perso quel che la sinistra non può perdere: il rapporto con il popolo. Senza il popolo non esiste la sinistra».

Il Pd ha vinto nei centri storici ed è stato travolto in periferia.

«Invece dovrebbe stare dove c’è più disagio, più povertà, più disperazione, più angoscia. La vera questione oggi è questa: come si interpreta il punto di vista della sinistra, che è sempre esistito? La sinistra non è nata con i parlamenti; è nata con la rivolta degli schiavi. C’è sempre stato nella storia umana un sentimento, un punto di vista della sinistra: sempre dalla parte dei più deboli, nei suoi momenti migliori armonizzando libertà e giustizia sociale, nei momenti peggiori separandoli. Oggi il sentimento della sinistra deve rispondere alla grande inquietudine del nostro tempo, alla sensazione di solitudine dell’esistenza. Mi ha colpito che in campagna elettorale il Pd sia stato impegnato a dire quanto era stato bravo nei mille giorni di governo; sideralmente lontano dallo stato d’animo di un Paese uscito da questi anni di crisi profondamente stordito».

Stordito?

«Il 40% delle famiglie è composto da una sola persona. Il 23% vive con meno di 830 euro almese; tra gli under 45 la percentuale sale al 30, al Sud al 40. Il reddito medio delle famiglie italiane è 11 punti sotto l’inizio della crisi. Si aggiunga il mutamento della condizione di vita degli esseri umani, segnato dalla precarizzazione di ogni aspetto dell’esistenza: il lavoro, le relazioni tra le persone, il tempo successivo al lavoro; tutto è dominato dalla precarietà e dalla paura».

Il Pd rivendica che l’Italia si sia rimessa in moto.

«Vero. Ma la preoccupazione per il futuro dei figli è fortissima. Ricordo una trasmissione degli anni 60: Enzo Biagi intervistava un contadino con la camicia a scacchi che parlava dialetto. Dietro c’era il figlio, tutto elegante, con gli occhiali alla Gino Paoli. Il padre diceva: gli ho fatto prendere la licenza superiore. C’era in quella frase il senso di una vita: io mi sono spaccato la schiena nei campi, ma mio figlio starà meglio di me. La rottura di questa certezza è qualcosa che cambia l’esistenza umana».

Non accade solo in Italia.

«Infatti la sinistra è sconfitta in tutto l’Occidente. Ora deve trovare le politiche che consentano di dare nuova stabilità e nuove garanzie, per far sì che la vita non sia una giungla: se un ragazzo sta in un call center e guadagna 33 centesimi all’ora è roba da schiavismo. E la sinistra deve immaginare forme di democrazia più robuste di quelle che abbiamo conosciuto. L’errore drammatico è stato togliere alla nostra comunità le emozioni e la memoria».

Cosa c’entrano le emozioni?

«Le emozioni sono molto importanti in politica, e sono il principale antidoto alla paura. Senza l’idea di partecipare a qualcosa di grande, la politica si riduce a pura macchina di potere, fredda e repellente».

E la memoria?

«Togliendo la memoria, la sinistra ha tolto alla sua comunità il desiderio di futuro. Ma non possiamo vivere al ritmo concitato di tweet che si contraddicono, senza la consapevolezza che la storia non comincia con te; comincia con Spartaco, ed è una storia fatta di sangue, di generosità, di sacrifici, di libertà negate, di persone che ci hanno rimesso la vita. Noi siamo il prodotto di tutto questo, delle contraddizioni e delle tragedie. La nostra forza, diversamente da “Noi con l’Italia” o consimili, è essere un elemento permanente della storia».

A dire il vero sembrate sull’orlo di sparire.

«L’altro giorno per gioco ho chiesto a Siri, voce del cellulare: tu sei di destra o di sinistra? Mi ha risposto: “Francamente me ne infischio”».

Lei pensa invece che destra e sinistra esistano ancora?

«La sinistra non può non esserci. La storia ha bisogno che ci sia qualcuno dalla parte degli ultimi e dei diritti: il mondo è andato avanti grazie a questo. Lo dimostra in queste ore il sacrificio di Marielle Franco in Brasile. E lo dimostrano, per converso, i dazi e i muri».

Concretamente cosa dovreste fare?

«Ho visto quei circoli Pd chiusi in un tristissimo e bel servizio di «Piazzapulita»; si riaprissero subito, per convocare migliaia di persone a discutere. Ricordo quando Berlinguer propose il compromesso storico: milioni di persone si trovarono in luoghi fisici per parlarsi; il calore, lo scambio meraviglioso, l’incontro di punti di vista diversi. A me piacerebbe che il Pd ora avesse l’ambizione di capire, più che di dire».

Cos’è cambiato rispetto al 2008?

«Il Pd è stato il Pd per un breve periodo. Poi è somigliato troppo ai Ds, quindi troppo alla Margherita. Il Pd ha bisogno di apparire ciò che è: una forza della sinistra con ambizioni maggioritarie. Ha bisogno di partecipare al dolore delle persone, di un sogno, di un’idea della democrazia oltre la disintermediazione».

Il Pd non è finito secondo lei?

“No. Al contrario: è l’unica soluzione possibile. Non possiamo rimettere in discussione un’idea che abbiamo impiegato dieci anni di troppo a fare, ma abbiamo fatto dieci anni prima degli altri. Sarebbe un errore gigantesco. L’esito di Leu dimostra che la soluzione non è tornare al passato; è fare il Pd come l’abbiamo immaginato, portandolo al 34%».

Con Berlusconi sopra il 38. Quelle elezioni le avete perse, non vinte.

«Nessuno poteva seriamente pensare di vincerle. Fu un miracolo: partivamo dal 22%. Lo disse Gentiloni: non confondiamo il sogno dell’Ulivo con l’incubo dell’Unione; e noi venivamo dall’incubo dell’Unione. Bisognerebbe recuperarla, quell’idea che poi fu giustiziata dal potere interno».

Cosa pensa di Renzi?

«A Renzi non riserverò nessuna delle parole che furono riservate da Renzi alle persone che in altri momenti avevano avuto responsabilità di guida della sinistra. Rispetto il suo lavoro, lo rispetto come persona. Il problema non è lui; è molto più serio, più profondo, più sconvolgente. La sinistra ha perso tutte le elezioni dal 2014. È come il conte Ugolino, ha divorato i suoi figli uno dopo l’altro; e ciascuno che arrivava pensava che tutto cominciasse con lui. È il momento di ricostruire una comunità che si è perduta, fatta anche dalla pluralità dei punti di vista e dal confronto con chi la pensa diversamente».

Il Pd deve stare all’opposizione?

«All’opposizione sì. Ma deve esserci un governo. È giusto che a fare proposte siano altri, chi ha avuto un successo elettorale».

Una maggioranza Lega-5 Stelle?

«Non la auspico, non ho mai condiviso la logica del tanto peggio tanto meglio. Il Pd sia un interlocutore non degli altri partiti, ma del presidente della Repubblica. Sarebbe sbagliato, per evitare le elezioni, rispondere di sì a chiunque chieda al Pd, dopo averlo insultato, di sostenere il proprio governo. Ma può darsi si creino le condizioni, attorno a un’iniziativa del presidente, per dare al Paese un governo che eviti il ricorso alle urne e affronti la legge elettorale e la questione sociale».

Dialogo con i 5 Stelle?

«Dipende se i 5 Stelle insistono nel pretendere l’appoggio al governo scritto prima del voto, oppure concordano che non è tempo d’imposizioni. Se a fine crisi, sotto la regia del capo dello Stato, emergesse un’ipotesi a certe condizioni programmatiche — adesione chiara all’Europa, politiche sociali, ius soli, qualità e indipendenza dell’esecutivo —, il Pd farebbe bene a discuterne».

Meglio i 5 Stelle della Lega?

«Una parte del nostro elettorato è finita ai 5 Stelle; una piccola nella Lega, il resto, tanto, nell’astensione. Il Pd fa bene per ora a stare dov’è. All’opposizione».

Ogni tanto si evoca il suo ritorno. Potrebbe essere lei il nuovo leader?

«Vale quello che ci siamo sempre detti: ho fatto una scelta di vita diversa. Quel Pd fu impedito da gran parte dei maggiorenti del partito: un errore di cui paghiamo ancora il prezzo. La mia passione politica si può esercitare senza potere; e io avrò passione politica fino a quando avrò gli occhi aperti. È sbagliata l’idea che la passione politica e il potere siano la stessa cosa. Milioni di italiani hanno cambiato questo Paese senza essere consiglieri regionali».

Tavoli tematici: la città che accompagna, ultima sintesi.

Associazionismo

È stata riscontrata una carenza di dialogo tra le associazioni e istituzioni, in particolare una mancata conoscenza tra le varie realtà, si è manifestata così la necessità di un censimento delle diverse associazioni con la formazione di  una consulta o un tavolo permanente. La finalità sta nell’evitare doppioni e nel favorire la collaborazione e il dialogo tra le associazioni in modo che queste possono costituire reti che possono presentare progetti in grado di ricevere finanziamenti pubblici o privati (anche grazie alle conoscenze private dei volontari). Si favorirebbe inoltre l’ingresso delle associazioni nel forum del Tigullio del terzo settore, spesso poco considerato se non addirittura poco conosciuto. L’obiettivo delle associazioni è quella di sostenere, proteggere le persone in difficoltà psicofisica. Alcuni esempi sono la facilità di accesso ai servizi, sia sociali che sanitari, la mobilità sul territorio (anche intervenendo sulle barriere architettoniche); spazi ricreativi e applicativi per tutte le fasce di età favorendo così lo scambio intergenerazionale.

Le associazioni possono giocare un ruolo fondamentale nel tema dell’invecchiamento attivo, potenziando (anche grazie alle reti) le belle realtà già presenti sul territorio, come ad esempio l’università della terza età, individuare nuove strutture non utilizzate per trasformarle in aree  dedicate ad attività ricreative per persone anziane, ma non solo, cercando di creare un luogo dove possano essere insegnate attività ludiche o professionalizzanti costruendo un ponte generazione tra le nuove e le vecchie generazioni; si è, per esempio, pensato di coinvolgere istituti superiori in modo che alcuni studenti possano delineare un percorso formativo nell’utilizzo basilare di computer e altre tecnologie a beneficio delle persone più anziane.

Per coordinare tutte le attività associative si dovrebbe istituire una figura che favorisca queste attività e il funzionamento delle reti all’interno della consulta. Questa figura dovrebbe essere indicata periodicamente all’interno delle diverse associazioni.

Per quanto riguarda l’accesso ai servizi assistenziali emerge la necessità della istituzione di un centralino univoco per famiglie, anziani e giovani nel tentativo di facilitare il canale di informazione e denuncia.

Istituire servizi in grado di prevenire e di prestare supporto alle persone anziane vittime di truffa. Verificare inoltre la fattibilità di nuovi servizi o potenziamento di alcuni già esistenti, come la mobilità  e il trasporto sostenibile (sia per motivi sanitari che ludici riferiti al sopracitato invecchiamento attivo) per anziani impossibilitati a muoversi in maniera indipendente.

Il tema dell’assistenzialismo ritorna in maniera forte anche per quanto riguarda il tema dell’integrazione e della multiculturalità attraverso la valutazione e ideazione di progetti e politiche di accoglienza nel campo dell’immigrazione, magari pensando anche di favorire l’ingresso nel mondo del volontariato da parte dei migranti, diminuendo così la distanza percepita tra extracomunitari e cittadini locali. La dimensione multiculturale di Lavagna, cresciuta nel tempo, ha bisogno di una fase di riflessione e analisi comune nei temi del rapporto fra integrazione e accoglienza, nel superamento di una fase emergenziale per arrivare a una fase di gestione ordinata della dinamica migratoria.

Cultura e Sport

Si è pensato a iniziative di carattere culturale e storico culinarie (come pesto e dintorni) che diano risalto a realtà artistiche locali. Alcuni esempi potrebbero essere rappresentazioni teatrali come “la tragedia dei Fieschi” di Schiller, oppure iniziative culturali che valorizzino il nostro territorio con il percorso Fliscano.

Sono state poste il primo piano le nuove o riscoperte correnti artistiche: pensiamo al graffitismo, che ha aiutato la valorizzazione di aree urbane degradate in diverse città, o la Pop Art. A tal proposito sarebbe utile trovare e creare spazi adeguati per la creatività artistica di giovani, ma non solo.

In particolare si è pensato a una fiera fumettistica, sullo stile di quelle già presenti in Italia, in particolare Lucca Comics, che possa esaltare talenti locali e nazionali/internazionali, portando un indotto nell’economia della città e di tutto il comprensorio del Tigullio, riducendo inoltre, per la breve durata della manifestazione, la distanza tra centro, lungomare e porto.

Si è pensato a iniziative promosse dal comune, che possano coinvolgere il mondo della scuola e che siano informative, con il coinvolgimento di studenti attraverso l’alternanza scuola lavoro.  A tal proposito si è pensato a una collaborazione tra settori sanitari e scolastici, in modo da favorire interventi di prevenzione in modo da aumentare la cultura della tutela alla salute; basti pensare all’aumento in tutta Europa delle malattie sessualmente trasmissibili, soprattutto tra i giovanissimi. Fondamentale anche istituire premi letterari, cinematografici, artistici da presentare nelle scuole, favorendo la crescita culturale dei nostri studenti e incentivando i migliori risultati. Emerge anche la necessità di un potenziamento e maggiore utilizzo della scuola alberghiera.

Per quanto riguarda il settore sportivo, vista l’assenza di rappresentanti di tali associazioni manca un approfondimento preciso, nonostante siano emerse diverse tematiche: la verifica dell’accessibilità ai servizi sportivi da parte dei ragazzi non abbienti oltre alla verifica della possibilità di accesso per i ragazzi disabili alle strutture sportive. Da potenziare inoltre manifestazioni e meeting per attività sportive, con ricadute positive sul commercio cittadino analogamente a quanto immaginate per la fiera fumettistica.

Altra sintesi dei tavoli, la città che si cura.

Sono emersi alcuni importanti temi di carattere generale:

I temi che riguardano l’ambiente devono essere affrontati a livello comprensoriale.

I temi ambientali sono relativi alla quasi totalità delle scelte amministrative: urbanistica, verde pubblico, difesa del territorio, rifiuti, depurazione…

Occorre il massimo coinvolgimento e la massima condivisione possibile di tutti i portatori di interessi (cittadini, categorie, associazioni, progettisti, enti sovracomunali …).

Si avverte l’assenza di Enti sovracomunali (Regione, Città Metropolitana) in grado di esercitare un potere decisionale sulle scelte a livello comprensoriale e sovracomunale.

E’ fondamentale la collaborazione tra i singoli Comuni, anche al fine dell’ottenimento dei finanziamenti. Potrebbero essere inoltre ipotizzati anche uffici e servizi comuni tra città vicine. (Vigili urbani, servizi sociali,  rifiuti …).

L’ente comunale deve promuovere la creazione di consulte di cittadini/associazioni (assistenza socio-sanitaria, sport, turismo …).

Sono stati poi affrontati alcuni temi particolari:

Gestione dei rifiuti

Il sistema “porta a porta” ad oggi in atto sembra essere l’unico in grado di garantire le percentuali di raccolta differenziata richiesti dalle normative, ma deve essere migliorato soprattutto per quanto riguarda la semplicità del conferimento dei rifiuti e il decoro della città.  (eliminazione delle isole interrate e sostituzione con isole ecologiche di superficie, dotate di chiave, in particolare nel centro storico, potenziamento dello spazzamento (esternalizzato oppure in-house), potenziamento dell’eco-centro di via Garibaldi, reintroduzione della figura del vigile ecologico, individuazione di un unico gestore del servizio di raccolta per Comuni limitrofi, intensificazione delle campagne informative nelle scuole e tra i cittadini.

Obiettivo prioritario dovrebbe essere anche un sensibile risparmio delle spese del servizio, con ricadute positive anche sulle tasche dei cittadini. Ad oggi questo non risulta possibile in quanto mancano sul territorio del comprensorio adeguati impianti di trattamento in grado di accogliere le varie tipologie di rifiuto e i costi di trasporto rimangono elevati. Occorre un’azione congiunta dei Comuni per spingere la Regione alla realizzazione di impianti adeguati.

Depurazione

E’ un problema comprensoriale ancora oggi affrontato in modo troppo campanilistico. Non deve essere usato come strumento di contrapposizione politica. La soluzione di un unico depuratore comprensoriale appare ormai difficilmente percorribile, ma ad oggi non è ancora stata presa una decisione definitiva (due depuratori di vallata o addirittura quattro?). Sono passati quattro anni e siamo ancora al punto di partenza: Lavagna rischia di restare l’unico comune della costa senza una soluzione adeguata.

Altro problema evidenziato è quello delle interferenze tra le fognature delle acque bianche e delle acque nere che causano problemi al depuratore in caso di forti piogge e problemi di inquinamento nel caso di sversamenti di acque nere nei fiumi e nel mare.

Difesa del territorio

Alcuni interventi richiedono l’intervento degli Enti sovracomunali: rifacimento degli argini lungo la pista ciclabile, realizzazione delle difese spondali previste dal piano di bacino (interventi già progettati e finanziati, senza i quali non si può pensare di realizzare il PUC).

Occorre progettare e realizzare la messa in sicurezza dei torrenti (completamento degli interventi sul Rio Rezza, sul Fravega e il Barassi).

Difesa dell’erosione della costa (ripascimenti, dighe, pennelli, passeggiata…) attraverso progetti condivisi, realizzabili anche con investimenti pubblico-privati.

Revisione del piano della collina al fine di garantire il presidio del territorio a difesa dagli incendi e dal dissesto idro-geologico.

Realizzazione/revisione dei piani del traffico, delle antenne, del rumore per monitorare le altre forme di inquinamento.

Cura della città

Manutenzione del verde pubblico attraverso collaborazioni con vivaisti e associazioni di volontariato o con utilizzo di lavoratori occasionali (migranti). Utilizzo in alcune aree (rotonde stradali) di arredi artificiali o essenze che non richiedano particolare manutenzione).

Potenziamento dello spazzamento.

Valorizzazione dei sentieri collinari (carta dei sentieri).

Realizzazione del collegamento ciclabile Chiavari Lavagna Sestri.

Iniziative per ridurre il traffico nel centro storico (zona ZTL, parcheggio decentrato vicino al campo sportivo, ritorno alle zone di parcheggio basato sulla divisione in Sestieri…).

Favorire l’uso di sistemi di trasporto alternativi (biciclette, mezzi elettrici, colonnine di ricarica…).

Protezione e sicurezza

Potenziamento della rete di telecamere di controllo affidato alla polizia municipale.

Sistemi di rilevamento e segnalazione di eventi pericolosi (alluvioni, incendi) attraverso anche messaggi di allerta inviati ai cellulari e/o tramite bacheche digitali sulle principali strade di collegamento.

Potenziamento del COM per gli eventi di allerta meteo con sede presso la piscina comunale.

Realizzazione di eliporto per il pronto soccorso ospedaliero.

Interventi di illuminazione e segnalazione degli attraversamenti pedonali su strade di particolare pericolo (corso Buenos Aires, Aurelia …).