Mese: Maggio 2017

Newsletter Eurodeputati Maggio 2017

PATRIZIA TOIA capodelegazione degli eurodeputati Pd, vicepresidente commissione Industria patrizia.toia@europarl.europa.eu

Anche nella sessione plenaria del Parlamento europeo di questa settimana a Strasburgo gli eurodeputati italiani si sono divisi tra gli “imprenditori della xenofobia”, cioè i populisti che hanno costruito le proprie carriere sul razzismo e che poi non fanno niente di concreto per risolvere l’emergenza immigrazione e per aiutare l’Italia che deve affrontare il problema da sola, e gli europarlamentari onesti, quelli che lavorano per mesi su ogni singolo provvedimento. Giovedì il Parlamento ha approvato una risoluzione importantissima per l’Italia con cui si ribadisce che i Paesi Ue devono adempiere agli accordi sui ricollocamenti, quelli che prevedono che 160 mila richiedenti asilo presenti nei centri di accoglienza di Italia e Grecia vengano ridistribuiti tra tutti gli Stati membri. Ad oggi solo 11% di questi sono stati ricollocati e dopo mesi di proteste del governo italiano e di pressioni da parte di noi eurodeputati Pd, questa risoluzione rappresenta il via libera politico alla Commissione europea per aprire procedure di infrazione contro quei governi che non rispettano gli accordi. I ricollocamenti, anche se da soli non possono risolvere l’emergenza immigrazione, sono il primo passo fondamentale per affermare concretamente il principio che questo è un problema che riguarda tutta l’Europa, e non solo Italia e Grecia, e sono la premessa necessaria per una riforma efficace del regolamento di Dublino. Peccato però che gli eurodeputati della Lega abbiano votato contro la risoluzione, votandone un’altra in cui si ribadiscono le prerogative nazionali in materia di immigrazione, cioè il diritto degli altri Stati membri di lasciare sola l’Italia. Sempre nella stessa sessione plenaria il Parlamento europeo ha votato una risoluzione per punire l’Ungheria del premier Victor Orban, che non rispetta i principi democratici e neanche gli accordi sui ricollocamenti. Peccato però che gli eurodeputati grillini abbiamo deciso di astenersi. Martedì inoltre Luigi Di Maio ha annunciato una conferenza stampa a Strasburgo e poi non si è presentato. E’ intervenuto telefonicamente, senza accettare domande dai giornalisti, per raccontare la bufala del grande malaffare italiano dell’accoglienza. Un tentativo vergognoso e cinico di lucrare consensi a spese dell’Italia, che sta facendo con coraggio e generosità la propria parte, come ha riconosciuto più volte lo stesso presidente della Commissione Jean-Claude Juncker. Oramai le contraddizioni degli “imprenditori della xenofobia” sono diventate così macroscopiche che anche gli italiani più distratti se ne stanno accorgendo. E infine permettetemi di esprimere grande soddisfazione perché questa settimana il Tribunale di Milano ha condannato l’eurodeputato Mario Borghezio a risarcire 50 mila euro l’eurodeputata Pd Cécile Kyenge per gli insulti razzisti. E’ una sentenza che ribadisce che l’odio razziale non può essere uno strumento di lotta politica e un’importante dimostrazione del fatto che in una società civile il business della xenofobia non è sempre così redditizio.

STRASBURGO PLENARIA 15-18 MAGGIO 2017 RICOLLOCAMENTI Giovedì, il Parlamento ha dichiarato che i paesi Ue devono adempiere ai propri obblighi di accoglienza di richiedenti asilo provenienti dalla Grecia e dall’Italia, dando la priorità ai minori non accompagnati.

PORTABILITÀ DIGITALE I cittadini UE con sottoscrizioni a pagamento online per film, eventi sportivi, musica e serie TV potranno accedere a questi contenuti durante un soggiorno all’estero in un altro paese Ue. Le nuove regole sono state approvate in via definitiva con 586 voti favorevoli, 34 contrari e 8 astensioni

OMOSESSUALI IN CECENIA GIOVEDÌ I deputati hanno detto che le autorità cecene devono porre fine alle persecuzioni di omosessuali e hanno chiesto di avviare al più presto un’inchiesta in Russia, con la collaborazione dell’Ue e del Consiglio d’Europa. UNGHERIA Il “serio deterioramento dello stato di diritto e della democrazia” in Ungheria è stato condannato dai deputati europei. Mercoledì 17 hanno votato per invocare l’avvio dell’articolo 7 (1) del trattato dell’Unione europea per stabilire se ci sia “un chiaro rischio di una grave infrazione” dei valori dell’Unione europea.

EVASIONE FISCALE Il Parlamento ha rifiutato per una seconda volta la lista nera di Paesi a rischio di riciclaggio di denaro proposta dalla Commissione Europea. La lista proviene dalla Task Force internazionale per l’azione finanziaria (Financial Action Task Force) e i deputati vogliono che l’Unione europea organizzi un procedimento autonomo e indipendente per giudicare se alcuni paesi rappresentano una minaccia di criminalità finanziaria

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NICOLA DANTI coordinatore commissione mercato interno e tutela dei consumatori    nicola.danti@europarl.europa.eu

La costruzione di un mercato unico digitale in Europa parte anche dalla possibilità di usufruire – ovunque ci si trovi nell’Unione Europea – dei contenuti online legalmente acquisiti nel proprio paese. È proprio questo il principio alla base del regolamento sulla portabilità transfrontaliera dei servizi di contenuti online nel mercato unico, che abbiamo votato questa settimana nella sessione plenaria di Strasburgo e sul quale ho lavorato come relatore-ombra per il gruppo dei Socialisti & Democratici nella commissione mercato interno e tutela dei consumatori. Esso rappresenta una delle prime misure concrete della strategia del mercato unico digitale presentata dalla Commissione europea all’inizio di questa legislatura europea. Il regolamento sulla portabilità costituisce, infatti, la prima tappa di un percorso più ampio volto ad eliminare tutte le forme di geo-blocco ingiustificato ancora esistenti tra Stati membri, e contribuirà a realizzare concretamente l’idea di uno spazio comune di diritti ed opportunità per cittadini e consumatori europei. Film, musica, giochi, eventi sportivi acquistati sui nostri i pad o smartphone potranno a breve essere visti in tutto il territorio dell’Unione, anche quando siamo al di fuori del nostro paese di residenza: che sia in occasione di viaggi, o per motivi di studio o di lavoro. Nonostante oggi solo una fascia ristretta della popolazione europea sia coinvolta da questo provvedimento, i numeri sono destinati ad aumentare esponenzialmente arrivando a coinvolgere complessivamente 72 milioni di cittadini entro il 2020 e diversi milioni di cittadini ogni giorno. Grazie al lavoro svolto dal nostro gruppo nelle varie commissioni del Parlamento europeo che sono state coinvolte, siamo riusciti ad ampliare le opportunità per i cittadini senza compromettere la protezione dei diritti di autore e salvaguardando la qualità delle industrie creative, elemento importante del modello di sviluppo europeo. Il nostro impegno si è focalizzato, in particolare, sulla ricerca di un giusto equilibrio tra l’esigenza di fornire ai consumatori uno strumento agile ed efficace, e la volontà di conservare una rigorosa tutela della privacy e dei diritti d’autore, in un quadro di certezza giuridica. L’accordo finale raggiunto con il Consiglio riassume in modo efficace entrambi gli aspetti. A breve, dunque, i cittadini europei potranno beneficiare di una nuova possibilità e sentirsi in tutta l’Unione ancora più a casa propria.

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CECILE KASHETU KYENGE membro commissione libertà civili giustizia e affari interni kashetu.kyenge@europarl.europa.eu

Il Parlamento Europeo ha approvato una importante risoluzione che fa finalmente propria una posizione importantissima per il nostro Paese, mettendo gli Stati Membri dell’UE di fronte alle proprie responsabilità, ora ineludibili: accelerare la ricollocazione dei richiedenti asilo da Grecia e Italia, per alleggerire il peso sull’Italia completando il piano di redistribuzione dei richiedenti asilo entro settembre 2017. Pena l’avvio della procedura di infrazione. La solidarietà e la piena condivisione delle responsabilità fra tutti gli Stati Membri sono già principi cardine del nostro ordinamento europeo. Vanno applicati, andando fino in fondo. Non ci si può limitare alla denuncia del comportamento degli Stati inadempienti nel ricollocamento dei migranti, ma dobbiamo impegnare questi Stati ad adempiere ad obblighi giuridici di solidarietà. Non sono un optional. L’11% dei beneficiari di protezione internazionale effettivamente ricollocati rispetto al Piano approvato non è certo un risultato di cui andare fieri. Abbiamo richiamato nella risoluzione la procedura di infrazione verso gli Stati inadempienti, quello che vado dicendo da tempo, rispetto ad un’interpretazione riduttiva degli obblighi assunti. Questo voto del Parlamento è stato quindi un primo passo, ma penso che evocare la procedura d’infrazione non basti per farne altri. E’ chiaro che in ballo c’è molto di più. Questo Piano di ricollocazione è, infatti, il laboratorio della Riforma del Regolamento di Dublino per cui ci stiamo battendo, una riforma che sia basata sull’effettiva solidarietà fra gli Stati Membri nell’accoglienza dei rifugiati, non come l’attuale regolamento che scarica le responsabilità solo sugli Stati di primo approdo, come l’Italia. Il fallimento del piano di ricollocazione metterebbe su un piano inclinato tutta la riforma, mentre attuarlo dimostrerebbe che si può fare, che le cose possono cambiare, che l’Europa può fare un passo in avanti. Con il voto di oggi abbiamo proposto che l’attuazione delle misure di ricollocazione siano prorogate fino alla riforma del sistema d’asilo e del Regolamento di Dublino, perché è questo ciò di cui c’è bisogno: un sistema di registrazione centralizzato delle domande d’asilo a livello di Unione, considerando ciascun richiedente asilo come una persona che cerca asilo nell’Unione Europea, non nel singolo Stato UE, istituendo un sistema centralizzato per l’attribuzione automatica della competenza per tutti coloro che chiedono asilo nell’Unione. Questo sistema risolverebbe gran parte dei problemi. Ecco perché il voto del Parlamento è stato importante come è importante che gli Stati membri non sfuggano alle proprie responsabilità.

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ISABELLA DE MONTE membro commissione trasporti e turismo isabella.demonte@europarl.europa.eu

LA RIFORMA EUROPEA DELL’AUTOTRASPORTO IL 31 MAGGIO LA COMMISSIONE SVELERÀ FINALMENTE LE CARTE IN TEMA DI MOBILITÀ: SARÀ INFATTI RESO PUBBLICO IL COSIDDETTO “PACCHETTO MOBILITÀ”. IL PROVVEDIMENTO SARÀ POI PRESENTATO IN COMMISSIONE TRASPORTI E TURISMO, DI CUI FACCIO PARTE, IL 19 GIUGNO.

Il settore dell’autotrasporto, colpito brutalmente dalla crisi negli ultimi anni, lo attende da tempo. E ora finalmente ci siamo. Il 31 maggio la Commissione svelerà finalmente le carte in tema di mobilità: sarà infatti reso pubblico il cosiddetto “Pacchetto Mobilità”. Il provvedimento sarà poi presentato in commissione Trasporti e Turismo, di cui faccio parte, il 19 giugno. Da mesi le indiscrezioni si rincorrono, non si conosce ancora il contenuto delle proposte legislative, ma di sicuro si sa quali sono i principali temi che verranno affrontati. Quello che sicuramente è ad oggi il più dibattuto quando si parla di autotrasporto è il tema del cabotaggio, cioè il servizio di trasporto all’interno di uno Stato membro da parte di un vettore di un altro Stato membro. Si tratta quindi di trasportatori che si trovano in un Paese diverso da quello d’origine che, per non rientrare senza carico, effettuano fino ad un massimo di tre viaggi nel limite temporale di una settimana prima di raggiungere la frontiera. Purtroppo, come sappiamo, tali norme, che furono pensate proprio per ottimizzare i viaggi e limitare le emissioni di CO2, sono spesso utilizzate in modo fraudolento. Ci si trova quindi a dover affrontare il problema di zone di sosta nelle autostrade che traboccano di camion provenienti da Paesi terzi i cui autisti “vivono” letteralmente sui veicoli per mesi, accampati nelle piazzole in condizioni pessime. Tutto ciò è aggravato dal fenomeno delle cosiddette letter-box companies, società di trasporto che spostano la propria sede legale in Paesi dove la manodopera ha costi molto più bassi e pur, utilizzando i propri mezzi, non garantiscono all’autista un adeguato stipendio. Mi auguro che con le nuove proposte legislative la Commissione europea risolva questi problemi o quantomeno tenti di arginare tali fenomeni. Purtroppo infatti i controlli da parte delle autorità nazionali non sono sempre efficaci a causa della mancanza di una armonizzazione dei moduli e dei documenti presenti a bordo. Per questo si accentua la tendenza a fare controlli più stringenti ad autotrasportatori della propria nazionalità, che è più semplice da controllare. Un altro aspetto che verrà toccato dalla normativa riguarda le ore di guida e di riposo dei conducenti. Sono convinta che in questo caso sia necessaria un po’ di elasticità per permettere agli autisti di raggiungere la destinazione senza doversi fermare a pochi chilometri dalla destinazione, magari per giorni, per non incorrere in sanzioni. Abbiamo aspettato tanti anni per vedere finalmente presentato questo pacchetto di proposte da parte della Commissione e ciò è sintomo della complessità di tale materia. Mi auguro quindi che lo stesso sia trattato tenendo conto che la competitività di questo settore passa soprattutto dall’efficienza e dalla capacità di offrire un buon servizio e soprattutto rimarcando che esso influenzerà il mercato del trasporto su strada per i prossimi vent’anni.

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ROBERTO GUALTIERI presidente commissione affari economici e monetari  roberto.gualtieri@europarl.europa.eu

IL NEGOZIATO SULLA BREXIT VOGLIAMO UN ACCORDO GIUSTO, CHE PROTEGGA GLI INTERESSI DEI CITTADINI, CHE RISPETTI GLI OBBLIGHI CHE DERIVANO DAI TRATTATI, E CHE CONSENTA DI AVERE IL REGNO UNITO COME NOSTRO STRETTO PARTNER NEL FUTURO, ANCHE SE NATURALMENTE UN NON MEMBRO NON POTRÀ MAI AVERE GLI STESSI BENEFICI DI UNO STATO MEMBRO. IL PE E IL GRUPPO S&D SONO PRONTI A CONTRIBUIRE ATTIVAMENTE A QUESTO RISULTATO, E SOPRATTUTTO A COGLIERE LA GRANDE OPPORTUNITÀ DI LAVORARE AL RILANCIO DELL’UNIONE.

La rapida adozione delle guidelines per il negoziato sul ritiro del Regno Unito dall’Unione Europea è un segnale di unità a cui il Parlamento europeo è fiero di aver contribuito con la sua risoluzione e con il significativo coinvolgimento alla redazione del testo finale. Chi pensava che ci saremmo divisi ha fatto male i suoi conti. L’UE ha ora una linea chiara, equilibrata ed equa nei confronti della Brexit, e un eccellente negoziatore che sosteniamo con forza. Vogliamo un accordo giusto, che protegga gli interessi dei cittadini, che rispetti gli obblighi che derivano dai Trattati, e che consenta di avere il Regno Unito come nostro stretto partner nel futuro, anche se naturalmente un non membro non potrà mai avere gli stessi benefici di uno Stato membro. E’ fondamentale utilizzare al meglio il poco tempo a disposizione, perciò la sequenza negoziale indicata nelle guidelines è essenziale. Occorre innanzitutto garantire un ritiro ordinato del Regno Unito, realizzando sostanziali e sufficienti progressi su alcuni temi fondamentali: i diritti dei cittadini, l’accordo finanziario, la salvaguardia del processo di pace in Irlanda. I cittadini sono la nostra prima priorità. Stiamo parlando di tutti i cittadini britannici ed europei che vivono o hanno vissuto, che lavorano o hanno lavorato nel Regno Unito o nell’Unione e dei loro familiari; di un insieme di diritti interconnessi che riguardano anche la sicurezza sociale, la libertà di movimento dei lavoratori, il riconoscimento delle qualifiche professionali; di diritti acquisiti fino alla data del ritiro che dovranno essere assicurati per sempre, con piena reciprocità, senza discriminazioni, sotto la giurisdizione della Corte di Giustizia europea. Il Parlamento è determinato: nessuna discussione sulle future relazioni potrà cominciare e nessun accordo potrà essere approvato, se queste condizioni non saranno rispettate. Siamo fiduciosi che qualsiasi governo britannico uscirà dalle elezioni, sulla base di questi principi un negoziato costruttivo potrà cominciare, per dare certezza ai cittadini e alle imprese europee e definire un quadro positivo di future relazioni tra l’UE e il Regno Unito. Il PE e il Gruppo S&D sono pronti a contribuire attivamente a questo risultato, e soprattutto a cogliere la grande opportunità di lavorare al rilancio dell’Unione. Siamo fieri dell’Unione europea, ma non ci accontentiamo. Vogliamo che la Commissione e gli Stati siano facciano passi avanti significativi sulla strada che il Parlamento ha contribuito a identificare: più investimenti, più riforme, più solidarietà e più democrazia. Siamo pronti a un cammino ambizioso, chiediamo a tutti di fare la loro parte.

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SIMONA BONAFE’ membro commissione ambiente, sanità e sicurezza alimentare simona.bonafe@europarl.europa.eu

LA SFIDA DELLA GLOBALIZZAZIONE IL DOCUMENTO PRESENTATO DALLA COMMISSIONE EUROPEA CHE ABBIAMO DIBATTUTO DURANTE LA SESSIONE PLENARIA CI SPINGE A FARE UNA RIFLESSIONE SENZA INFINGIMENTI SULLA GLOBALIZZAZIONE, PROCESSO CHE VA INDUBBIAMENTE GOVERNATO, MA CHE NON SI PUÒ E NON SI DEVE FERMARE. DOBBIAMO PUNTARE SU INVESTIMENTI IN RICERCA E INNOVAZIONE, AIUTANDO LE IMPRESE AD INNOVARSI E FARE RETE, CON UN PARTICOLARE RIGUARDO PER LE PICCOLE E MEDIE AZIENDE, VERO CUORE DEL NOSTRO SISTEMA.

La globalizzazione dei processi economici è la realtà in cui viviamo ed è una realtà che continua a cambiare e lo farà a velocità ancora maggiore negli anni a venire. Non si tratta più solo di scambi commerciali o di trasferimento della produzione, magari verso Paesi dove vi è un minor costo della manodopera. Con il crescente sviluppo tecnologico si tratta sempre di più di una competizione mondiale che si misura su innovazione tecnologica e capacità di rispondere alle esigenze dei consumatori. La questione è come posizionarci ed essere all´avanguardia nei settori produttivi che spingono maggiormente la crescita economica, e che oltretutto offrono incoraggianti prospettive per affrontare il tema della scarsità delle risorse naturali. Fuori da questa prospettiva sarà sempre più difficile ottenere risultati in termini di crescita economica e conseguentemente di welfare. Il documento presentato dalla Commissione Europea che abbiamo dibattuto durante la sessione Plenaria ci spinge a fare una riflessione senza infingimenti sulla globalizzazione, processo che va indubbiamente governato, ma che non si può e non si deve fermare. Se ci concentriamo su come garantire, oggi e per il futuro, benessere e opportunità ai nostri cittadini, è evidente che questo non può realizzarsi rinunciando a competere sul piano globale e magari chiudendoci dentro i nostri confini. Dobbiamo puntare su investimenti in ricerca e innovazione, aiutando le imprese ad innovarsi e fare rete, con un particolare riguardo per le piccole e medie aziende, vero cuore del nostro sistema. D´altra parte l´Europa deve far contare il suo peso sul piano delle politiche commerciali e mettere in campo politiche di protezione sociale che sappiano ridistribuire i benefici a tutte le fasce della popolazione. E´ tempo di liberare il campo dai richiami dei sostenitori di austerità e rigore, che continuiamo a sentire ad intervalli regolari, e passare finalmente a dare corpo a politiche incentrate su investimenti e pilastro sociale dell´Europa. Politiche che richiedono oggi una seria revisione delle regole di fondo della nostra Unione, che sappiamo essere prezioso patrimonio comune. L´Europa ha la dimensione e la capacità per stare da protagonista in questo scenario. La condizione per farlo è che si conservi la consapevolezza che la sfida può essere affrontata solo restando uniti come Europei.

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BRANDO BENIFEI membro commissione occupazione e affari sociali brando.benifei@europarl.europa.eu

YOUTH PLAN ACTION DAY UN’INIZIATIVA A SOSTEGNO DEI GIOVANI FONDATA SU QUATTRO PILASTRI FONDAMENTALI PER IL FUTURO DELLE PROSSIME GENERAZIONI: IL SUPPORTO AGLI INVESTIMENTI IN CULTURA CON UN “ASSEGNO” PER LE SPESE CULTURALI; UN NUOVO PROGRAMMA DI MOBILITÀ PER TUTTI MODELLATO SULL’ERASMUS, UN PROGRAMMA GARANZIA GIOVANI; UN INSIEME DI MISURE PER IL CONTRASTO ALLA POVERTÀ INFANTILE PER ASSICURARE L’ACCESSO DI TUTTI I BAMBINI EUROPEI ALL’ISTRUZIONE E ALLE CURE SANITARIE DI MASSIMA QUALITÀ.

Il 19 maggio parte il secondo YOUTH PLAN ACTION DAY! la giornata dedicata alla campagna del Partito Socialista Europeo #ACTFORYOUTH. Un’iniziativa a sostegno dei giovani fondata su quattro pilastri fondamentali per il futuro delle prossime generazioni: il supporto agli investimenti in cultura con un “assegno” per le spese culturali; un nuovo programma di mobilità per tutti modellato sull’Erasmus, ma allargato a tutti i percorsi di vita e lavoro a partire dagli apprendisti aziendali; un programma Garanzia Giovani rifinanziato e reso più efficiente; un insieme di misure per il contrasto alla povertà infantile per assicurare l’accesso di tutti i bambini europei all’istruzione e alle cure sanitarie di massima qualità. Il tema di quest’anno è il rilancio dell’ormai celebre ERASMUS, il programma di mobilità studentesca dell’Unione europea, oggi esteso a giovani imprenditori e lavoratori, insegnanti, organizzazioni ed istituti di formazione, che proprio nel 2017 celebra il suo 30esimo compleanno! L’Erasmus è, innanzitutto, una straordinaria opportunità a disposizione dei giovani di fare un’esperienza di inestimabile valore a livello culturale, educativo, linguistico, professionale, per non parlare delle amicizie di tutta una vita. Non deve quindi sorprendere se il programma Erasmus sia largamente riconosciuto come una delle più straordinarie storie di successo dell’Unione europea. Tuttavia, è essenziale che l’attuale ERASMUS+ diventi davvero “Erasmus per tutti”: per questa ragione nello YOUTH PLAN del Partito Socialista Europeo chiediamo che tutti gli ostacoli di natura sociale per partecipare al programma siano superati, a partire dall’aumento dei finanziamenti a disposizione delle famiglie meno abbienti sono insufficienti. Uno scambio Erasmus rappresenta ancora oggi un impegno economico notevole per troppe famiglie, che tende a escludere gli studenti in condizioni svantaggiate per disabilità, stato sociale, condizioni di salute o distanza geografica. Attualmente solo uno studente Erasmus su dieci appartiene a un gruppo svantaggiato, a dispetto del fatto che, proprio per la categoria a cui appartengono, avrebbero ancora più da guadagnare da una simile esperienza rispetto a chi vive in condizioni più agiate. Lo slogan “Erasmus per tutti” sarà dunque il tema principale del nostro Youth Action Day, quando attivisti di tutta Europa scenderanno in strada per chiedere non solo migliori opportunità per l’istruzione, ma anche per difendere i diritti dei bambini e il lavoro dei giovani e per favorire l’accesso alla cultura e all’arte!

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ELENA GENTILE membro commissione occupazione e affari sociali elena.gentile@europarl.europa.eu

L’OCCUPABILITÀ DEI LAVORATORI IL MERCATO DEL LAVORO OGGI CI PONE L’ESIGENZA, IN UN CONTESTO DI FLESSIBILITÀ, DI AGGIORNARE COSTANTEMENTE E PERMANENTEMENTE I CONTENUTI DEI PERCORSI FORMATIVI ED ESPERIENZIALI, DUNQUE CRITERI CONDIVISI E STANDARDIZZATI DI COMPARABILITÀ DEI PROCESSI DI ISTRUZIONE E FORMAZIONE RENDONO ANCORA PIÙ TRASPARENTI QUESTI PERCORSI, MIGLIORANDO L’OCCUPABILITÀ DEI LAVORATORI RENDENDO COSÌ ESIGIBILI LA OPPORTUNITÀ LEGATE AI PERCORSI DI MOBILITÀ.

Non vi è dubbio, nell’agenda europea l’occupabilità dei lavoratori non può non essere un obiettivo prioritario. Occupabilità e competitività sono due passaggi ineludibili per un’Europa che cresce e si sviluppa, e che non può mancare l’appuntamento più rilevante di questo tempo. La valorizzazione delle competenze, delle conoscenze e delle abilità libera lo straordinario potenziale del nostro capitale umano. Gli strumenti di valutazione delle competenze già acquisite o, ancora di più, necessarie in un’economia che cambia e che esplora nuovi spazi e nuove opportunità sono un passaggio fondamentale per consentire un incrocio efficace tra offerta e domanda di lavoro. Insomma, il mercato del lavoro oggi ci pone l’esigenza, in un contesto di flessibilità, di aggiornare costantemente e permanentemente i contenuti dei percorsi formativi ed esperienziali, dunque criteri condivisi e standardizzati di comparabilità dei processi di istruzione e formazione rendono ancora più trasparenti questi percorsi, migliorando l’occupabilità dei lavoratori rendendo così esigibili le opportunità legate ai percorsi di mobilità. Vi è un’altra grande opportunità, nel tempo in cui i flussi migratori a vario titolo di cittadini e cittadine pongono l’obiettivo della loro reale integrazione, la correlazione tra i quadri nazionali e regionali delle qualifiche dei paesi terzi e l’EQF pare un’esigenza assolutamente non trascurabile. Quindi ci pare necessario promuovere il trasferimento delle qualifiche tra i vari sistemi d’istruzione e formazione da uno Stato all’altro, per sostenere la domanda del sistema di impresa e favorire dunque l’occupazione. Questa, la migliore risposta possibile, alle nuove sfide tecnologiche e demografiche per scrivere finalmente la nuova agenda politica del lavoro, dei diritti e delle pari opportunità.

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CATERINA CHINNICI membro commissione libertà civili giustizia e affari interni caterina.chinnici@europarl.europa.eu

LA LOTTA ALLE FRODI NELL’UE LA RELAZIONE PARLAMENTARE SUL RAPPORTO 2015 IN TEMA DI TUTELA DEGLI INTERESSI FINANZIARI DELL’UE APPROVATA DALLA PLENARIA MOSTRA UN NUOVO INCREMENTO DELLE SOMME FRODATE: IL 18% IN PIÙ RISPETTO AL 2014. IL DOCUMENTO, PREDISPOSTO DALLA COLLEGA PITERA, RECEPISCE ANCHE ALCUNE INDICAZIONI CONTENUTE NEL PARERE DELLA COMMISSIONE LIBE DA ME COORDINATO COME RELATRICE.

La relazione parlamentare sul rapporto 2015 in tema di tutela degli interessi finanziari dell’UE approvata dalla plenaria mostra un nuovo incremento delle somme frodate: il 18% in più rispetto al 2014. È un dato che conferma quanto sia urgente innalzare il livello del contrasto alle frodi comunitarie, a maggior ragione se si considera che la criminalità organizzata e il terrorismo si finanziano spesso attraverso questi reati. Il documento, predisposto dalla collega Pitera, recepisce anche alcune indicazioni contenute nel parere della commissione Libe da me coordinato come relatrice. È sicuramente un fatto positivo la conclusione dei negoziati sulla direttiva Pif, che mira a combattere in campo penale la frode, la corruzione, il riciclaggio di denaro e altre attività illecite introducendo, fra l’altro, una definizione di corruzione e definendo i comportamenti fraudolenti configurati come reato. Importante anche l’inclusione delle frodi Iva nel suo campo di applicazione. La direttiva Pif è, poi, un presupposto essenziale per l’istituzione della Procura europea, organismo che potrà essere il grande valore aggiunto nella lotta alle frodi se messo in condizione di operare con efficienza. Se avrà, cioè, indipendenza e risorse sufficienti. Un’ambizione che il testo del regolamento ancora non soddisfa, motivo per cui, in atto, manca l’Italia tra i 17 stati membri che aderiscono. L’auspicio è che il testo possa essere migliorato e che il nostro paese possa dare il proprio fondamentale contributo, fermo restando che solo con la partecipazione di tutti i paesi potranno esprimersi pienamente le potenzialità della Procura. Intanto, nell’attesa dell’entrata in vigore di questi strumenti, deve essere rafforzata la capacità di coordinamento tra le strutture nazionali di controllo e va assicurata una più stretta cooperazione con l’Ufficio antifrode (Olaf ), le cui segnalazioni ben una volta su tre non hanno avuto riscontro. Il coordinamento è il settore su cui c’è più da lavorare. Manca, per esempio, uno strumento amministrativo per lo scambio di informazioni sui fondi strutturali. E occorrerebbero azioni di indagine comuni sotto la supervisione di Olaf, oltre a un costante raccordo tra accertamenti amministrativi e indagini penali. Infine, altro aspetto essenziale, c’è da valorizzare il ruolo degli informatori, prezioso sia per l’individuazione che per la prevenzione delle frodi. Come sollecitato dalla relazione, è necessario che la Commissione Europea elabori al più presto un quadro normativo europeo per fissare diritti e obblighi degli informatori, affinché ne sia garantita la protezione.

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ANDREA COZZOLINO vicepresidente commissione sviluppo regionale andrea.cozzolino@europarl.europa.eu

IL CONFLITTO SIRIANO QUELLO IN ATTO È UN PROCESSO MERAMENTE DIPLOMATICO CHE RICHIEDE TEMPO, PAZIENZA E COSTANZA. NEL FRATTEMPO, PERÒ, È PRIORITARIA L’AZIONE SU ALTRI FRONTI COME LA PIENA IMPLEMENTAZIONE DELLA PARTNERSHIP CON GIORDANIA E LIBANO, CHE ACCOLGONO MILIONI DI SIRIANI IN FUGA DAGLI ORRORI DEL CONFLITTO.

L’Ue ha ospitato a Bruxelles, lo scorso aprile, l’ultima di cinque conferenze dei donatori; in occasione della quale sono stati promessi 6 miliardi dollari per le esigenze del 2017. Sebbene la cifra necessaria, stimata dall’ONU, fosse di 8 miliardi di dollari e che la metà della somma promessa è frutto di impegni già presi, si è parlato di una cifra senza precedenti. La grave crisi umanitaria impone all’UE di tradurre i generosi impegni in disponibilità finanziarie reali, per la tutela del popolo siriano e garantire l’accesso umanitario completo, soprattutto in contesti come Aleppo, dove le operazioni umanitarie sono ferme dal luglio 2016. Quello in atto è un processo meramente diplomatico che richiede tempo, pazienza e costanza. Nel frattempo, però, è prioritaria l’azione su altri fronti come la piena implementazione della partnership con Giordania e Libano, che accolgono milioni di siriani in fuga dagli orrori del conflitto. Nei due paesi, i profughi siriani incontrano oggi continue barriere nell’accesso all’occupazione, incluse limitazioni ai permessi di lavoro. La massiccia disoccupazione giovanile, in nord Africa e Medio Oriente, è una tragedia che coinvolge intere giovani generazioni, limitando fortemente lo sviluppo di queste realtà ma, ancor di più, diventando una minaccia alla sicurezza globale poiché senza lavoro, opportunità e accesso all’educazione divengono facili prede per la propaganda terroristica. Contemporaneamente, sotto il profilo diplomatico l’UE non può sottovalutare il ruolo della Russia, vero e proprio arbitro che, in virtù dei consistenti investimenti in risorse durante il conflitto e della base navale permanente acquisita dal governo di Damasco, non potrà essere esclusa da ogni ipotesi di cessate il fuoco e accordo di pace che verrà. L’UE non può quindi commettere l’errore di isolare Mosca, ma agire, in primis diplomaticamente, per favorire atteggiamenti costruttivi. Stiamo assistendo a una progressiva deriva del diritto internazionale e umanitario, in virtù di un principio di sovranità nazionale che, per quanto valore universale, sovente viene invocato per giustificare l’incapacità della comunità internazionale di far fronte alle ripetute violazioni dei diritti umani. La pace e la stabilità non possono essere raggiunte senza un impegno coordinato e condiviso, concepito con e per la società civile, che dovrà tornare ad essere protagonista della transizione e artefice del futuro sistema politico siriano.

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DANIELE VIOTTI membro commissione bilanci daniele.viotti@europarl. europa.eu

I DIRITTI DEGLI OMOSESSUALI IN CECENIA ORMAI DA QUALCHE TEMPO HO DECISO – A TITOLO STRETTAMENTE PERSONALE – DI NON VOTARE PIÙ ALCUN ACCORDO COMMERCIALE CHE NON ABBIA AL SUO INTERNO DELLE CLAUSOLE CHIARE PER QUANTO RIGUARDA LA DIFESA DEI DIRITTI UMANI. L’EUROPA NON PUÒ SMARRIRE SÉ STESSA, NON PUÒ VENDERE I SUOI VALORI IN CAMBIO DI ACCORDI COME QUELLO CON LA TURCHIA O INTERESSI DI PICCOLO CABOTAGGIO NEI CONFRONTI DI MOSCA E PAESI AFFINI.

Le notizie arrivate dalla Cecenia sembrano venire da un mondo che ci eravamo lasciati alle spalle, da un passato medievale in cui le diversità, tutte le diversità venivano considerate un pericolo. La coraggiosa inchiesta di Novaya Gazeta ha acceso un faro su una brutalità difficile da immaginare e impossibile da comprendere. Persone torturate, percosse con tubi di gomma o addirittura sferzate dall’elettroshock, tutte con una sola “colpa” il sospetto di essere omosessuali. Letti sui quotidiani di mezzo mondo paiono racconti dell’orrore, fatichiamo a immaginare che dietro a quelle parole, a quelle descrizioni dolorose, ci siano luoghi e persone ben specifiche, ci sia, forse, uno stato criminale che non solo chiude un occhio ma addirittura istituzionalizza la violenza. La Cecenia è un porto franco impermeabile al diritto internazionale dove Ramzan Kadirov, il dittatore locale spadroneggia come un signore della guerra di due secoli fa. Finora colpevolmente anche come Europa abbiamo guardato dall’altra parte pensando che, in fondo, i problemi dell’Asia centrale fossero, al limite, questioni interne russe. Non è un mistero che Kadirov sia utile a Vladimir Putin così come non è un mistero che in Cecenia si sta consumando una delle guerre civili più sanguinose, violente e incontrollabili degli ultimi decenni. Tuttavia nemmeno lo scontro più aspro, nemmeno l’operazione militare più dolorosa possono giustificare le sevizie nei confronti delle minoranze tanto più che, stando ai racconti, i dirigenti politici locali avrebbero addirittura incentivato le famiglie a fare “piazza pulita” in casa, denunciando eventuali parenti omosessuali o, addirittura, ricorrendo a una sorta di delitto d’onore. Ecco, io credo che questi fatti, i racconti di chi è sopravvissuto, il coraggio dei giornalisti d’inchiesta e lo sdegno dei nostri cittadini ci mettano di fronte alle nostre responsabilità come europei, come legislatori e come classe dirigente della zona del mondo che si vanta di essere la più avanzata dal punto di vista civile e democratico. Dobbiamo decidere cosa vogliamo fare, l’indignazione serve, è necessaria ma non basta, non può bastare; mentre scrivo la Comunità Internazionale ha iniziato a muoversi, le ambasciate offrono assistenza e aiuto a chi desidera lasciare il paese mentre il Parlamento Europeo ha chiesto ufficialmente una commissione d’inchiesta per far luce sulle gravissime accuse portate avanti dalle associazioni che difendono i diritti civili. Alcuni attivisti, tra cui l’italiano Yuri Guaiana hanno fatto sentire la loro voce anche a Mosca, nel cuore del potere russo e, per tutta risposta hanno subito un fermo amministrativo che, per fortuna, non si è trasformato in una carcerazione grazie alla professionalità della nostra ambasciata in loco. Si tratta di passi importanti ma non basta: ormai da qualche tempo ho deciso – a titolo strettamente personale – di non votare più alcun accordo commerciale che non abbia al suo interno delle clausole chiare per quanto riguarda la difesa dei diritti umani. L’Europa non può smarrire sé stessa, non può vendere i suoi valori in cambio di accordi come quello con la Turchia o interessi di piccolo cabotaggio nei confronti di Mosca e paesi affini. Cos’è l’Europa se non si mobilita per far sì che tutte le persone, soprattutto le persone discriminate per qualsiasi motivo, non debbano più sentirsi in pericolo di vita? Cos’è l’Europa se non difende la vita? Cos’è l’Europa se non si alza per ribadire ancora una volta i suoi principi costitutivi e non agisce per guidare il progresso, la tolleranza e la pace anche là dove ancora non ci sono? Credo che oggi l’Europa sia davanti a un bivio. Girare la testa dall’altra parte, o usare tutto il suo potere per mettere la Russia e la Cecenia davanti alle loro responsabilità. Con i paesi che non rispettano i diritti umani, noi, non dobbiamo più lavorare. Attaccare i gay vuol dire attaccare l’idea stessa di Europa.

Lunedì 15 maggio 2017 Enews

Le magliette gialle
Vorrei ringraziare i tantissimi volontari del PD romano che ieri hanno indossato una maglietta gialla e si sono messi a pulire Roma, come avevamo loro chiesto durante l’Assemblea Nazionale di domenica scorsa. Mi spiace che il sindaco Raggi abbia voluto far polemica contro quei cittadini che hanno sacrificato una mattinata di riposo per dare una mano alla città. Al Sindaco che si è lamentata del fatto che “Quelli che puliscono sono gli stessi che hanno sporcato gli ultimi 20 anni”, ha risposto benissimo per tutti Arianna Furi, 19 anni, quinto anno al liceo, una delle Millennials che sono entrate in direzione, con questo tweet: Io non sporco, ma oggi ho pulito anche per lei. Pensi ad amministrare la città e dia ai cittadini il rispetto che meritano. #magliettegialle
Ho fatto il Sindaco anche io: so che se la tua gente si arma di ramazza e si dà da fare, tu hai una sola risposta possibile. Che è quella di dire “Grazie”. Ringraziamo anche noi tutto il PD romano per la bellissima iniziativa. E ringraziamo anche quei cittadini del Movimento Cinque Stelle che hanno partecipato, come accaduto a Piazza Gerani, Centocelle.
Il PD continuerà a fare iniziative come questa. Del resto ricordo che la prima volta in cui abbiamo “sperimentato” le magliette gialle è stato due anni fa a Milano. Ma adesso lo faremo più spesso, non solo a Roma. Anche per questo domenica prossima, 21 maggio, le magliette gialle torneranno in azione.
Sto chiedendo a tutti i parlamentari di utilizzare questa domenica per andare – insieme ai volontari dei circoli, ai consiglieri regionali di tutta Italia, agli amministratori locali, ai cittadini che vogliono darci una mano – nelle zone del terremoto. Abbiamo oltre trecento parlamentari, centinaia di consiglieri regionali, migliaia di circoli. La giornata di domenica la passeremo ciascuno in un comune diverso fra quelli colpiti dal sisma. Il PD sarà in tutti i comuni. Ad ascoltare, a fare il punto, a portare la testimonianza di un impegno concreto.
Non si tratta in questo caso di pulire, come abbiamo fatto a Roma, ma di ascoltare, di capire, di condividere. E ciascuno da lunedì riporterà a Roma lo stato dell’arte. Il Governo ha fatto moltissimo per aiutare le popolazioni colpite dal terremoto ad agosto, a ottobre, a gennaio. Ma la burocrazia è sempre in agguato per bloccare, fermare, rimandare, rallentare. E allora sarà importante che ciascun parlamentare vada in un Comune a fare il punto sulla situazione di quel territorio, a dare un sostegno concreto. Ovviamente a tutti i sindaci, non solo a quelli del PD. E se parlamentari di altre forze politiche vorranno venire con noi, le magliette gialle sono pronte, anche per loro. Ci siamo detti che il PD deve parlare con le persone, senza stare chiusi soli nel palazzo.
Questa delle magliette gialle di domenica prossima, nelle zone del terremoto, è una buona opportunità. Chi vuole darci una mano lo faccia anche se non è parlamentare: magliettegialle@partitodemocratico.it. Non dobbiamo lasciare nessun comune da solo. Dobbiamo andare ovunque, anche nei territori più piccoli che giustamente temono l’abbandono. Avanti, insieme.

Flash

  1. Sulla Scuola. Naturalmente il PD non deve solo organizzare eventi e iniziative. Ma riflettere. Un partito pensante, ci siamo detti, più che un partito pesante. E allora segnalo a tutti la bellissima iniziativa voluta dal PD di Milano con Pietro Bussolati e diretta dal professor Massimo Recalcati, che ringrazio di cuore, sulla scuola di formazione politica del PD. Inizia sabato 20 maggio a Milano.
  2. Sui costi della politica e il vitalizio. Le Iene hanno rilanciato un servizio che prende spunto dall’ennesima polemica dei Cinque Stelle. La proposta di legge del PD si chiama proposta di legge Richetti. Richetti! Che notoriamente non è un grillino. Se i Cinque Stelle vogliono votarlo, possono farlo e noi non ci offendiamo. Seguite Matteo Richetti per saperne di più
  3. Sulle banche. Sono ripartite le polemiche sulle banche e segnatamente su Banca Etruria, in particolar modo per il ministro Boschi. La quale ha risposto con questo post e ha confermato “dalla a alla zeta” ciò che ha già detto in Parlamento, affidando la pratica agli avvocati. La proposta del pd è sempre la stessa: si faccia partire la Commissione di Inchiesta sulle Banche. E a chi dice che è ferma per colpa nostra ricordo che il PD ha votato a favore e i Cinque Stelle no, giusto per fare un esempio. Prima si parte con la Commissione di Inchiesta, prima si entra nel merito. E si capirà finalmente di cosa parliamo, quando si tratta di banche e delle responsabilità della classe dirigente, come scrive in modo molto puntuale Giuliano Ferrara sul Foglio (qui)
  4. Sull’Europa. Ho partecipato a un convegno con Romano Prodi e Marc Lazar organizzato a Bologna da Nomisma e Johns Hopkins sulla vittoria di Macron e le prospettive europee. Ne ho parlato anche in questa intervista a Il Foglio. Intanto il risultato della sinistra in Germania è inferiore alle aspettative: un’ulteriore conferma che i dati di questo periodo del PD sono in netta controtendenza rispetto a tutti gli altri partiti progressisti europei.
  5. I congressi degli altri. Matteo Salvini ha vinto la consultazione interna della Lega con oltre l’80% dei voti. Molti suoi avversari politici fanno polemica. E dicono che hanno votato solo quindicimila persone, anche paragonandole con i numeri ben più significativi del PD. Forse vi stupirò: per me tanto di cappello alla Lega che ha avuto il coraggio e la forza di fare un passaggio democratico interno. Tutti gli altri – quelli che oggi criticano Salvini ma che criticavano anche i nostri due milioni di votanti – prendano esempio e organizzino i congressi anziché criticare quelli degli altri. Noi a Salvini non lasciamo passare niente nel merito (qui ad esempio il post in cui difendo Spalletti accusato dal leader lumbard), ma almeno la Lega è stata democratica al proprio interno: certo, il prossimo avversario che i leghisti avranno saremo noi. E per loro sarà più dura di ieri.
  6. Sulla parola Mamma come una delle tre grandi parole del PD per il 2017 ci sono state molte polemiche. Ma sul fare gli auguri alle mamme, fortunatamente, nessuna. Anzi: oltre al mio augurio a tutte le mamme, guardate cosa è stato capace di scrivere il mio amico sindaco di Bari, Antonio Decaro. Un post molto bello, che mi è piaciuto molto.