Seconda sintesi dei tavoli: La città che produce

Le tematiche affrontate al tavolo de “la città che produce” sono state: lavoro, turismo, commercio, agricoltura, pesca e porto.

È evidente come tutte queste tematiche siano tra di loro strettamente collegate. La parole che più le accomunano sono: investimento e innovazione.

Sul fronte turistico, investire sull’ufficio turistico rendendolo una presenza importante per il turista e per il cittadino ad esempio pensando: alla vendita di biglietti e abbonamenti dell’ ATP e dei battelli turistici, di oggettistica varia come cartoline e souvenir; valutare la possibilità di una collaborazione con le scuole del territorio, prevedendo stage, tirocini estivi e valutare anche un discorso di alternanza scuola-lavoro nel periodo invernale.

Valutare l’inserimento della tassa di soggiorno per poi destinarla appunto, ad una concreta azione di promozione turistica e interagire con le Università per elaborare progetti utili al rinnovamento e allo sviluppo della città.

Sviluppare e innovare strutture sportive sfruttando le aree del parco Tigullio così da incentivare un turismo di tipo “sportivo”, quindi famiglie, società, meeting sportivi; investire su strutture balneari e sviluppare eventi enogastronomici; pulire e pubblicizzare i sentieri della nostra collina, attraverso anche foto e video e prevedere punti di aggregazione e di ristoro lungo gli stessi, per gli amanti del trekking leggero e non solo.

Quanto al porto turistico è necessario valorizzarlo e renderlo un punto di attrazione, partendo da investimenti concreti ed idee  innovative, ad esempio prevedendo: un centro immersioni,  un centro velico, e manifestazioni di stampo marittimo.

Aumentando i servizi aumenteranno i posti di lavoro, il turismo e la voglia da parte di commercianti di tornare ad investire in quella zona.

Incentivare, sostenere la produzione cantieristica che da lavoro a numerose persone e rendere sempre più “comunicante”, nel suo complesso, il porto con il centro città.

Quanto all’agricoltura è necessario un supporto legislativo per favorire la vendita e la produzione e una maggior interazione tra scuola e cooperativa lavagnina.

Prevedere un ufficio comunale che dia supporto alle varie categorie per accedere ai finanziamenti anche europei.

Per l’acquacoltura un’idea è quella di spostare gli impianti dietro la diga del porto, così da agevolarla e ridurre l’impatto “visivo”.

Un ringraziamento speciale a chi ha collaborato a questo tavolo portando la propria esperienza e le proprie idee, contribuendo così allo svolgimento di questo progetto.

Tavoli tematici, la prima sintesi: La città trasparente.

Legalità

Piano contenimento slot machines; applicare la legge (distanze) e ad esempio applicare il piano comunale di Bergamo che tra le altre cose prevede di porre in capo ai gestori di sale da gioco d’azzardo lecito, nonché ai gestori di locali che ospitano apparecchi per il gioco e/o che vendono lotterie istantanee, gratta e vinci, 10 e lotto ecc. una serie di adempimenti e prescrizioni, quali a.e.: obbligo di esporre un cartello, possibilmente a colori, che indichi il divieto di gioco per i minori e dalle dimensioni minime del formato A4, il cartello dovrà essere scritto nelle seguenti 4 lingue: italiano, inglese, francese e spagnolo. Obbligo di esporre un ulteriore cartello contenente informazioni che consentano al giocatore di effettuare un autotest teso ad individuare la possibilità di rischio che lo stesso corre di essere un giocatore problematico o patologico o che comunque abbia necessità di rivolgersi a personale specializzato. Divieto di esporre all’interno e all’esterno dei locali di cartelli che pubblicizzino le vincite appena o storicamente avvenute. La non applicazione di queste norme comporta una sanzione amministrativa pecuniaria sino a € 500,00. E poi infine ma non ultimo premiando le attività che non hanno mai avuto le slot machines. Infine: presidio del territorio e adeguata vigilanza.

Trasparenza

Eliminazione delle “zone grigie” nell’organizzazione comunale con percorsi trasparenti per le pratiche, organizzare quindi la tracciabilità. Carta dei diritti e dei doveri dei cittadini (ANAC); Educazione alla legalità nelle scuole. Diretta streaming del consiglio comunale e se necessario lo stesso si svolga nelle frazioni. Referendum consultivo. Bacheche digitali in città anche per info su atti comunali. Sito internet per accesso agli atti e linee guida AGID (agenzia per l’Italia digitale) piano triennale. Limitazione uso dei voucher con riferimenti alla normativa attuale.

Organizzazione

Diverso peso dell’apparato tecnico-manuale rispetto ad impiegatizio nel tempo. Riqualificazione e formazione del personale nei vari settori in particolare favorendo un buon rapporto del cittadino nell’ottica del problem-solving, che tradotto sono il complesso delle tecniche e delle metodologie necessarie all’analisi di una situazione problematica allo scopo di individuare e mettere in atto la soluzione migliore. Una puntuale applicazione dei sistemi di valutazione dei dirigenti, previsto dalla normativa Madia, aumentando inoltre il peso della componente accessoria del salario legata alla produttività ed ai risultati raggiunti. Rivedere incentivi e professionalità e riflettere sull’opportunità di esternalizzare alcuni servizi.

Bilancio

Adozione del bilancio partecipativo, che cos’è? E’ una forma di partecipazione diretta dei cittadini alla vita politica della propria città, consistente nell’assegnare una quota di bilancio dell’Ente locale alla gestione diretta  dei cittadini, che vengono messi così in grado di interagire e dialogare con le scelte delle amministrazioni per modificarle a proprio beneficio.

Patrimonio

Verifica del bilancio comunale e dei beni comunali, costi di manutenzione, affitti o alienazione? Lotta all’evasione, perchè secondo i dati forniti dalla commissione straordinaria che amministra il comune, Lavagna ha 6 milioni di Euro di tributi non riscossi. Una cifra enorme che intanto non si deve far aumentare e poi cercare gli strumenti legislativi per recuperarla.  Ridurre quanto prima e gradatamente l’IRPEF allo 0,04%; Rimodulare l’IMU per chi affitta; TARI, rivedere l’applicazione  della quota tra commercio ed utenze domestiche ed all’inetrno del commercio stesso. Diversificazione tasse locali commerciali conforme localizzazione sul territorio comunale.

Comitati di quartiere

Studio di fattibilità e quali poteri.

 

Reddito d’inclusione

Carissime, Carissimi,

come sapete, grazie al lavoro di concerto tra Governo, Parlamento e Alleanza contro la Povertà, è stata approvata la legge sul contrasto alla povertà, voluta con forza dal Partito Democratico, che prevede la prima misura nazionale di contrasto alle fragilità economiche e sociali, ovvero il Reddito di Inclusione.
Dal 1° dicembre 2017 le famiglie aventi diritto possono farne richiesta e l’operatività partirà il 1° gennaio 2018.

La misura consiste nella presa in carico della persona in condizioni di fragilità, attraverso un beneficio economico e una componente di servizi, questi saranno assicurati dalla rete dei Comuni, Ambiti Sociali, Terzo Settore e da tutti gli attori coinvolti, mediante un progetto personalizzato avente per finalità l’attivazione e l’inclusione sociale e lavorativa, garantita uniformemente in tutto il territorio nazionale.

È proprio il progetto personalizzato a fare di questa misura uno strumento che supera la visione assistenzialista – radicata troppo spesso, purtroppo, nel nostro Paese – mettendo al centro la persona nel rispetto della sua dignità. Il progetto sarà predisposto da una équipe multidisciplinare, costituita dagli ambiti territoriali, (in collaborazione con gli enti competenti sul territorio in materia di servizi per l’impiego, formazione, politiche abitative, tutela della salute, istruzione e terzo settore), che prende in considerazione: la valutazione del bisogno, la piena partecipazione dei beneficiari alla predisposizione dei progetti, un’attenta definizione degli obiettivi e un monitoraggio degli esiti valutati periodicamente.

Nella legge di bilancio 2018, in discussione in Parlamento, è previsto l’ampliamento della platea dei beneficiari e l’aumento del beneficio economico per i nuclei familiari numerosi portandolo a 534 euro. Fino a luglio 2018 infatti gli aventi diritto saranno famiglie con almeno un minore o un figlio adulto disabile, o una persona in stato di gravidanza, oppure con una persona di almeno 55 anni disoccupata, poi da  luglio 2018 tutti questi requisiti categoriali vengano meno e il ReI diventerà una misura universale, aperta a tutte le famiglie in grave povertà. Crediamo sia importante far conoscere questa riforma a quante persone possibili.

Vi invitiamo di diffondere il materiale ed organizzare momenti di approfondimento e iniziative in tutto il vostro territorio coinvolgendo sindaci, assessori, organizzazioni di terzo settore, servizi sociali, ambiti e tutti gli attori che si occupano di questa materia (anche andando a visitare le associazioni locali che quotidianamente affrontano il tema della povertà e aiutano chi è più in difficoltà).

Giovanni Lattanzi, Matteo Richetti, Andrea Rossi

volantino A4 REI ok3

volantino A4 REI ok3

Progettiamo Lavagna

Questa mattina abbiamo concluso l’iniziativa  con la relazione dei relatori del lavoro svolto ai tavoli. Il lavoro dei tavoli è stato molto proficuo, infatti le esposizioni hanno toccato moltissimi punti che sono emersi nella discussione ai tavoli ed ad ogni punto sono state suggerite delle soluzioni.

Nei prossimi giorni faremo la sintesi di queste proposte e delle soluzioni suggerite e pubblicheremo un documento che complessivamente le racchiuda tutte.

Abbiamo inoltre  riscontrato un giudizio positivo su questa iniziativa e sicuramente nei prossimi mesi daremo continuità con la convocazione di ulteriori tavoli che trattino questi argomenti in modo più approfondito e più tecnico e verificando che le soluzioni suggerite abbiano le coperture sia tecniche che finanziarie e che siano compatibili con la legislazione corrente.

PROGETTIAMO IL FUTURO DI LAVAGNA

Il circolo organizza per il 18 e 19 novembre alla sala Rocca 5 tavoli tematici per costruire la città del futuro.

I tavoli riguardano la città trasparente; la città che accompagna; la città che produce; la città che si cura e la città futura.

All’interno di questi tavoli  sono molti gli argomenti che si possono trattare e si invitano i cittadini, le associazioni, le categorie produttive, le professioni a dare il loro contributo.

Collaboreranno ai tavoli:

Elio Cuneo: Sindaco di Coreglia Ligure e consigliere della città metropolitana

Anna Loscalzo: Responsabile regionale di Generazioni, Legacoop

Lino Cama: Consigliere comunale a Chiavari

Diego Ghisilieri: Avvocato

Maria Antonietta Dentone: Presidente Auser

Mattia Villani: Architetto

Alessio Chiappe: Segretario federazione PD del Tigullio

Per prenotarsi ai tavoli sabato 11 e domenica 12 –  dalle  10 alle 13 e dalle 15 alle 18 – presso il nostro circolo

o tramite mail a progettiamolavagna@gmail.com o al numero 3497148015

tavoli

Congresso del circolo, 14 ottobre 2017

Nella giornata di sabato si è svolto il congresso del circolo, iniziato  la mattina alle ore 10,00 con la presentazione delle relazioni di Marco Ostigoni per la carica di segretario di circolo e di Alessio Chiappe per la carica di segretario di federazione. Ampia è stata la partecipazione degli iscritti  per ascoltare le relazioni dei due candidati, unici perché condivisi ed apprezzati. Le votazioni si sono svolte sino alle ore 15,00 ed il risultato è stato unanime in quanto la totalità dei votanti (39 su 48 aventi diritto) ha espresso condivisione sui nomi e sulle linee programmatiche espresse, ognuno per le proprie competenze, dai due candidati .Solo una scheda bianca nell’urna che conferma  la libera espressione nel nostro partito ed è  per i due candidati uno stimolo a fare sempre meglio. Nelle foto momenti della giornata ed i nomi del nuovo direttivo del circolo di Lavagna e i  delegati eletti  nell’Assemblea Territoriale della federazione.

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Convocazione Congresso di Circolo e Provinciale (Tigullio)

Circolo di Lavagna – Galleria di Via Cavour 35 – Lavagna

 

Oggetto: Convocazione Congresso di Circolo e Provinciale (Tigullio)

 

 

Cara Iscritta, Caro Iscritto del Partito Democratico,

 

è indetta l’Assemblea Congressuale degli iscritti del Circolo di Lavagna:

 SABATO 14 OTTOBRE ALLE ORE 9.30

presso il  Circolo PD di Lavagna, in Galleria di Via Cavour 35

 

Con l’Assemblea congressuale saranno eletti il Segretario di Federazione e i membri dell’Assemblea provinciale del Tigullio, il Segretario e il Direttivo del Circolo di Lavagna.

Sarà anche un’occasione di confronto e dibattito, non solo sulle linee politico-programmatiche dei candidati Segretari, ma anche sui temi che toccano più da vicino le persone, nel Paese e nel nostro territorio e sulla proposta politica del PD per affrontarle.

Con una precedente comunicazione ti abbiamo informato sulle regole per lo svolgimento dei Congressi di Circolo. Puoi comunque disporre del regolamento che disciplina lo svolgimento dei Congressi, sul sito www.pdtigullio.it o presso la Federazione PD del Tigullio (0185.313931).

 

L’Assemblea Congressuale avrà il seguente svolgimento:

sabato 14 ottobre :

 

  • ore 9.30: apertura dei lavori e Elezione Presidenza

presentazione delle linee politico programmatiche

dei Candidati Segretari provinciali e di Circolo;

  • dibattito
  • ore 11.00: inizio operazioni di voto;
  • ore 15.00: fine operazioni di voto e successivo scrutinio dei risultati.

 

Possono votare tutti coloro che sono iscritti al PD per l’anno 2016 e i nuovi iscritti al 25 settembre 2017. Chi non ha ancora rinnovato l’adesione al PD per l’anno 2017, può farlo durante il Congresso.

Il Congresso è aperto anche ad elettrici ed elettori del PD che possono intervenire nel dibattito.

Ricordandoti l’importanza dell’Assemblea, contiamo sulla tua partecipazione.

Con i più cordiali saluti,

Il Presidente della Commissione del Congresso                                      Diego Ghisilieri

Nuovi aggiornamenti dall’Europa

Digital Festival
Qualche giorno fa ho partecipato al Digital Festival a Bruxelles, per discutere delle politiche europee a sostegno delle startup digitali.
Con la Brexit e con la necessità di rifinanziare la versione 2.0 del Piano Juncker per gli investimenti comuni in Europa, dovremo evitare che le risorse vengano prese svuotando i programmi per il sostegno all’innovazione già esistenti, in primis Horizon2020 e lo SME Instrument.
Abbiamo discusso anche della necessità di bilanciare la regolazione con la libertà di innovare, per esempio nel caso delle nuove norme sul copyright e sul “data mining”, tema di cui mi sono ampiamente occupato, anche lanciando con alcuni colleghi la campagna “Save the Link”.
Sestri Levante sbarca a Bruxelles
Il 30 aprile ho voluto fortemente presentare al Parlamento Europeo due eccellenze liguri: l’Andersen Festival e il Premio Andersen, massime rassegne a livello italiano per il teatro e la letteratura per l’infanzia. Con la sindaca di Sestri Levante Valentina Ghio, e il direttore del Festival Leonardo Pischedda, abbiamo raccontato questo doppio evento che ogni anno trasforma in una fiaba la cittadina ligure. Dopo il patrocinio del Parlamento Europeo, arrivato due anni fa, bisogna rafforzare ancora di più il supporto delle istituzioni comunitarie a questa esperienza, che diffonde valori di pace e di integrazione ed è una grande attrattiva turistica per Sestri Levante e per tutta la Liguria.
Il ritiro della Clausola Molière
La Clausola Molière, ossia l’obbligo di uso del francese nei cantieri pubblici introdotto da alcuni enti regionali d’Oltralpe, costituiva una violazione dei trattati UE e metteva a rischio molti posti di lavoro di transfrontalieri italiani. In particolare l’adozione della clausola da parte della regione delle Alpi Marittime comportava un rischio enorme per molti lavoratori del ponente ligure. Per questo ho presentato alla Commissione un’interrogazione circa l’illegittimità della misura (leggi) chiedendo di intervenire per bloccarla. La firma di quattro ministri francesi che hanno sancito come illegale quel vincolo rappresenta dunque una grande vittoria per i lavoratori transfrontalieri e per chi si è unito alla mobilitazione.
A Trento per un’Europa
che riparta dai giovani
Si è svolto a Trento, dal 26 al 28 maggio, il congresso della Gioventù Federalista Europea. Sono stato felice di intervenire durante i lavori, perché credo che dalla riflessione delle giovani generazioni possano e debbano passare il futuro e la rifondazione del progetto europeo. I bisogni, le paure, le ambizioni di questa generazione, che pur essendo la più europea di sempre è quella che più paga i limiti dell’attuale UE, devono essere il punto di partenza di chiunque pensi che il futuro non sia il ripiegamento nelle chiusure dei nazionalismi, ma il rilancio di un vero progetto federale e la prospettiva degli Stati Uniti d’Europa. Solo con quella dimensione potremo competere e crescere nel mondo globalizzato, e solo così potremo difendere i valori di civiltà e di pace sui quali l’Unione è nata.

 

 Da Brando Benifei
La paura e la speranza
Tante volte, troppe, mi sono trovato a riflettere, in questo spazio e altrove, delle atrocità del terrorismo e delle conseguenze che la paura permanente provoca nelle nostre società. Veniamo da due settimane di straordinario orrore: il 22 maggio l’attentato alla Manchester Arena, e lo scorso sabato la barbarie che ha insanguinato di nuovo le strade di Londra. La stessa sera a Torino una folla che assisteva alla finale di Champions League è stata colta dal panico, con gravi conseguenze su alcuni, per un falso allarme bomba. La tristezza, il raccapriccio e lo smarrimento rischiano sempre più di sopraffarci. Nessuno è immune da questo rischio, e ai composti messaggi di reazione ci siamo quasi, disincantatamente, abituati. Eppure è giusto non cedere, e ricordarci a vicenda che continuare a seguire i valori di libertà e di apertura che sono propri dell’Europa è l’unica strada per non diventare complici della spirale disumana che ci attira giorno dopo giorno verso l’odio. Accanto a questo c’è l’obbligo di proteggere i nostri cittadini e di fermare i colpevoli, nonché di prevenire il più possibile questo orrore. Ciò pone con ancora maggiore forza il bisogno di più Europa e di un’integrazione sempre più intensa delle forze dell’ordine e di intelligence comunitarie. La nostra unione di popoli e di istituzioni, la prospettiva di un rilancio di valori e di civiltà nella culla europea, è la fragile ma necessaria speranza da cui dobbiamo trarre la forza di lavorare ogni giorno, per costruire una società politicamente e culturalmente capace di vincere l’odio e la paura.

 

Giovani Socialisti Europei a congresso
Si è svolto a Duisburg, in Germania, il tredicesimo congresso dei Young European Socialists, il movimento che raggruppa le organizzazioni giovanili che si richiamano ai valori del socialismo europeo. Ho partecipato ai lavori con la consapevolezza che lì stessero discutendo i gruppi dirigenti progressisti di domani, quelli che davvero hanno in mano il futuro dell’Unione. Il Congresso ha prodotto importanti risoluzioni e un documento strategico in vista delle elezioni europee del 2019, che affronta numerose questioni come istruzione, integrazione, lavoro, ambiente e molto altro (approfondisci).

 

Il lavoro si deve pagare. Sempre!
Stop a stage e tirocini gratis
Stage e tirocini non pagati sono una forma di ingiustizia e di sfruttamento che moltissimi giovani incontrano sulla loro strada. Purtroppo alcuni di loro vivono questo problema anche nelle istituzioni europee, presso le quali compiono percorsi formativi e professionalizzanti. Come Intergruppo Giovani dell’Europarlamento abbiamo ritenuto che la nostra battaglia contro la gratuità di queste esperienze dovesse partire proprio dalle istituzioni UE. Abbiamo già fatto firmare a oltre cento colleghi l’impegno di retribuire e fornire un vero programma formativo ai propri stagisti, e il prossimo passaggio è regolamentare per tutti il divieto di questa pratica, passando per la presidenza del parlamento. Il Venerdì di Repubblica ha dedicato al problema e alla nostra battaglia un interessante articolo che trovi qui.

 

Interrogazioni parlamentari
Campi di concentramento per omosessuali in Cecenia

In Cecenia moltissime fonti riferiscono che centinaia di omosessuali vengono arrestati e rinchiusi dalla polizia in veri e propri campi di reclusione, dove sono poi brutalmente torturati, spesso fino alla morte. I sopravvissuti vengono invece riconsegnati alle famiglie e ciò, per l’estrema omofobia presente in quella zona, equivale quasi sempre a una condanna a morte. Ho cofirmato un’interrogazione affinché l’UE adotti ogni misura e pressione per fermare questo raccapricciante sterminio e proteggere gli omosessuali ceceni (leggi).

Glifosato e sicurezza ambientale

In attesa di definitive valutazioni scientifiche la Commissione Europea ha esteso di qualche mese il permesso di utilizzare glifosato, purché i prodotti fitosanitari che lo contengono non contengano anche il coformulante ammina di sego polietossilata, ritenuto di estrema tossicità e una minaccia per la salute pubblica. Alla luce di questa pericolosità, insieme ad altri colleghi, ho fimato un’interrogazione per essere rassicurati che la Commissione, nel periodo di valutazione sul glifosato, sia però certa che siano stati ritirati ovunque dal mercato i prodotti contenenti il coformulante, senza eccezioni e deroghe (leggi).

 

Newsletter Eurodeputati Maggio 2017

PATRIZIA TOIA capodelegazione degli eurodeputati Pd, vicepresidente commissione Industria patrizia.toia@europarl.europa.eu

Anche nella sessione plenaria del Parlamento europeo di questa settimana a Strasburgo gli eurodeputati italiani si sono divisi tra gli “imprenditori della xenofobia”, cioè i populisti che hanno costruito le proprie carriere sul razzismo e che poi non fanno niente di concreto per risolvere l’emergenza immigrazione e per aiutare l’Italia che deve affrontare il problema da sola, e gli europarlamentari onesti, quelli che lavorano per mesi su ogni singolo provvedimento. Giovedì il Parlamento ha approvato una risoluzione importantissima per l’Italia con cui si ribadisce che i Paesi Ue devono adempiere agli accordi sui ricollocamenti, quelli che prevedono che 160 mila richiedenti asilo presenti nei centri di accoglienza di Italia e Grecia vengano ridistribuiti tra tutti gli Stati membri. Ad oggi solo 11% di questi sono stati ricollocati e dopo mesi di proteste del governo italiano e di pressioni da parte di noi eurodeputati Pd, questa risoluzione rappresenta il via libera politico alla Commissione europea per aprire procedure di infrazione contro quei governi che non rispettano gli accordi. I ricollocamenti, anche se da soli non possono risolvere l’emergenza immigrazione, sono il primo passo fondamentale per affermare concretamente il principio che questo è un problema che riguarda tutta l’Europa, e non solo Italia e Grecia, e sono la premessa necessaria per una riforma efficace del regolamento di Dublino. Peccato però che gli eurodeputati della Lega abbiano votato contro la risoluzione, votandone un’altra in cui si ribadiscono le prerogative nazionali in materia di immigrazione, cioè il diritto degli altri Stati membri di lasciare sola l’Italia. Sempre nella stessa sessione plenaria il Parlamento europeo ha votato una risoluzione per punire l’Ungheria del premier Victor Orban, che non rispetta i principi democratici e neanche gli accordi sui ricollocamenti. Peccato però che gli eurodeputati grillini abbiamo deciso di astenersi. Martedì inoltre Luigi Di Maio ha annunciato una conferenza stampa a Strasburgo e poi non si è presentato. E’ intervenuto telefonicamente, senza accettare domande dai giornalisti, per raccontare la bufala del grande malaffare italiano dell’accoglienza. Un tentativo vergognoso e cinico di lucrare consensi a spese dell’Italia, che sta facendo con coraggio e generosità la propria parte, come ha riconosciuto più volte lo stesso presidente della Commissione Jean-Claude Juncker. Oramai le contraddizioni degli “imprenditori della xenofobia” sono diventate così macroscopiche che anche gli italiani più distratti se ne stanno accorgendo. E infine permettetemi di esprimere grande soddisfazione perché questa settimana il Tribunale di Milano ha condannato l’eurodeputato Mario Borghezio a risarcire 50 mila euro l’eurodeputata Pd Cécile Kyenge per gli insulti razzisti. E’ una sentenza che ribadisce che l’odio razziale non può essere uno strumento di lotta politica e un’importante dimostrazione del fatto che in una società civile il business della xenofobia non è sempre così redditizio.

STRASBURGO PLENARIA 15-18 MAGGIO 2017 RICOLLOCAMENTI Giovedì, il Parlamento ha dichiarato che i paesi Ue devono adempiere ai propri obblighi di accoglienza di richiedenti asilo provenienti dalla Grecia e dall’Italia, dando la priorità ai minori non accompagnati.

PORTABILITÀ DIGITALE I cittadini UE con sottoscrizioni a pagamento online per film, eventi sportivi, musica e serie TV potranno accedere a questi contenuti durante un soggiorno all’estero in un altro paese Ue. Le nuove regole sono state approvate in via definitiva con 586 voti favorevoli, 34 contrari e 8 astensioni

OMOSESSUALI IN CECENIA GIOVEDÌ I deputati hanno detto che le autorità cecene devono porre fine alle persecuzioni di omosessuali e hanno chiesto di avviare al più presto un’inchiesta in Russia, con la collaborazione dell’Ue e del Consiglio d’Europa. UNGHERIA Il “serio deterioramento dello stato di diritto e della democrazia” in Ungheria è stato condannato dai deputati europei. Mercoledì 17 hanno votato per invocare l’avvio dell’articolo 7 (1) del trattato dell’Unione europea per stabilire se ci sia “un chiaro rischio di una grave infrazione” dei valori dell’Unione europea.

EVASIONE FISCALE Il Parlamento ha rifiutato per una seconda volta la lista nera di Paesi a rischio di riciclaggio di denaro proposta dalla Commissione Europea. La lista proviene dalla Task Force internazionale per l’azione finanziaria (Financial Action Task Force) e i deputati vogliono che l’Unione europea organizzi un procedimento autonomo e indipendente per giudicare se alcuni paesi rappresentano una minaccia di criminalità finanziaria

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NICOLA DANTI coordinatore commissione mercato interno e tutela dei consumatori    nicola.danti@europarl.europa.eu

La costruzione di un mercato unico digitale in Europa parte anche dalla possibilità di usufruire – ovunque ci si trovi nell’Unione Europea – dei contenuti online legalmente acquisiti nel proprio paese. È proprio questo il principio alla base del regolamento sulla portabilità transfrontaliera dei servizi di contenuti online nel mercato unico, che abbiamo votato questa settimana nella sessione plenaria di Strasburgo e sul quale ho lavorato come relatore-ombra per il gruppo dei Socialisti & Democratici nella commissione mercato interno e tutela dei consumatori. Esso rappresenta una delle prime misure concrete della strategia del mercato unico digitale presentata dalla Commissione europea all’inizio di questa legislatura europea. Il regolamento sulla portabilità costituisce, infatti, la prima tappa di un percorso più ampio volto ad eliminare tutte le forme di geo-blocco ingiustificato ancora esistenti tra Stati membri, e contribuirà a realizzare concretamente l’idea di uno spazio comune di diritti ed opportunità per cittadini e consumatori europei. Film, musica, giochi, eventi sportivi acquistati sui nostri i pad o smartphone potranno a breve essere visti in tutto il territorio dell’Unione, anche quando siamo al di fuori del nostro paese di residenza: che sia in occasione di viaggi, o per motivi di studio o di lavoro. Nonostante oggi solo una fascia ristretta della popolazione europea sia coinvolta da questo provvedimento, i numeri sono destinati ad aumentare esponenzialmente arrivando a coinvolgere complessivamente 72 milioni di cittadini entro il 2020 e diversi milioni di cittadini ogni giorno. Grazie al lavoro svolto dal nostro gruppo nelle varie commissioni del Parlamento europeo che sono state coinvolte, siamo riusciti ad ampliare le opportunità per i cittadini senza compromettere la protezione dei diritti di autore e salvaguardando la qualità delle industrie creative, elemento importante del modello di sviluppo europeo. Il nostro impegno si è focalizzato, in particolare, sulla ricerca di un giusto equilibrio tra l’esigenza di fornire ai consumatori uno strumento agile ed efficace, e la volontà di conservare una rigorosa tutela della privacy e dei diritti d’autore, in un quadro di certezza giuridica. L’accordo finale raggiunto con il Consiglio riassume in modo efficace entrambi gli aspetti. A breve, dunque, i cittadini europei potranno beneficiare di una nuova possibilità e sentirsi in tutta l’Unione ancora più a casa propria.

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CECILE KASHETU KYENGE membro commissione libertà civili giustizia e affari interni kashetu.kyenge@europarl.europa.eu

Il Parlamento Europeo ha approvato una importante risoluzione che fa finalmente propria una posizione importantissima per il nostro Paese, mettendo gli Stati Membri dell’UE di fronte alle proprie responsabilità, ora ineludibili: accelerare la ricollocazione dei richiedenti asilo da Grecia e Italia, per alleggerire il peso sull’Italia completando il piano di redistribuzione dei richiedenti asilo entro settembre 2017. Pena l’avvio della procedura di infrazione. La solidarietà e la piena condivisione delle responsabilità fra tutti gli Stati Membri sono già principi cardine del nostro ordinamento europeo. Vanno applicati, andando fino in fondo. Non ci si può limitare alla denuncia del comportamento degli Stati inadempienti nel ricollocamento dei migranti, ma dobbiamo impegnare questi Stati ad adempiere ad obblighi giuridici di solidarietà. Non sono un optional. L’11% dei beneficiari di protezione internazionale effettivamente ricollocati rispetto al Piano approvato non è certo un risultato di cui andare fieri. Abbiamo richiamato nella risoluzione la procedura di infrazione verso gli Stati inadempienti, quello che vado dicendo da tempo, rispetto ad un’interpretazione riduttiva degli obblighi assunti. Questo voto del Parlamento è stato quindi un primo passo, ma penso che evocare la procedura d’infrazione non basti per farne altri. E’ chiaro che in ballo c’è molto di più. Questo Piano di ricollocazione è, infatti, il laboratorio della Riforma del Regolamento di Dublino per cui ci stiamo battendo, una riforma che sia basata sull’effettiva solidarietà fra gli Stati Membri nell’accoglienza dei rifugiati, non come l’attuale regolamento che scarica le responsabilità solo sugli Stati di primo approdo, come l’Italia. Il fallimento del piano di ricollocazione metterebbe su un piano inclinato tutta la riforma, mentre attuarlo dimostrerebbe che si può fare, che le cose possono cambiare, che l’Europa può fare un passo in avanti. Con il voto di oggi abbiamo proposto che l’attuazione delle misure di ricollocazione siano prorogate fino alla riforma del sistema d’asilo e del Regolamento di Dublino, perché è questo ciò di cui c’è bisogno: un sistema di registrazione centralizzato delle domande d’asilo a livello di Unione, considerando ciascun richiedente asilo come una persona che cerca asilo nell’Unione Europea, non nel singolo Stato UE, istituendo un sistema centralizzato per l’attribuzione automatica della competenza per tutti coloro che chiedono asilo nell’Unione. Questo sistema risolverebbe gran parte dei problemi. Ecco perché il voto del Parlamento è stato importante come è importante che gli Stati membri non sfuggano alle proprie responsabilità.

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ISABELLA DE MONTE membro commissione trasporti e turismo isabella.demonte@europarl.europa.eu

LA RIFORMA EUROPEA DELL’AUTOTRASPORTO IL 31 MAGGIO LA COMMISSIONE SVELERÀ FINALMENTE LE CARTE IN TEMA DI MOBILITÀ: SARÀ INFATTI RESO PUBBLICO IL COSIDDETTO “PACCHETTO MOBILITÀ”. IL PROVVEDIMENTO SARÀ POI PRESENTATO IN COMMISSIONE TRASPORTI E TURISMO, DI CUI FACCIO PARTE, IL 19 GIUGNO.

Il settore dell’autotrasporto, colpito brutalmente dalla crisi negli ultimi anni, lo attende da tempo. E ora finalmente ci siamo. Il 31 maggio la Commissione svelerà finalmente le carte in tema di mobilità: sarà infatti reso pubblico il cosiddetto “Pacchetto Mobilità”. Il provvedimento sarà poi presentato in commissione Trasporti e Turismo, di cui faccio parte, il 19 giugno. Da mesi le indiscrezioni si rincorrono, non si conosce ancora il contenuto delle proposte legislative, ma di sicuro si sa quali sono i principali temi che verranno affrontati. Quello che sicuramente è ad oggi il più dibattuto quando si parla di autotrasporto è il tema del cabotaggio, cioè il servizio di trasporto all’interno di uno Stato membro da parte di un vettore di un altro Stato membro. Si tratta quindi di trasportatori che si trovano in un Paese diverso da quello d’origine che, per non rientrare senza carico, effettuano fino ad un massimo di tre viaggi nel limite temporale di una settimana prima di raggiungere la frontiera. Purtroppo, come sappiamo, tali norme, che furono pensate proprio per ottimizzare i viaggi e limitare le emissioni di CO2, sono spesso utilizzate in modo fraudolento. Ci si trova quindi a dover affrontare il problema di zone di sosta nelle autostrade che traboccano di camion provenienti da Paesi terzi i cui autisti “vivono” letteralmente sui veicoli per mesi, accampati nelle piazzole in condizioni pessime. Tutto ciò è aggravato dal fenomeno delle cosiddette letter-box companies, società di trasporto che spostano la propria sede legale in Paesi dove la manodopera ha costi molto più bassi e pur, utilizzando i propri mezzi, non garantiscono all’autista un adeguato stipendio. Mi auguro che con le nuove proposte legislative la Commissione europea risolva questi problemi o quantomeno tenti di arginare tali fenomeni. Purtroppo infatti i controlli da parte delle autorità nazionali non sono sempre efficaci a causa della mancanza di una armonizzazione dei moduli e dei documenti presenti a bordo. Per questo si accentua la tendenza a fare controlli più stringenti ad autotrasportatori della propria nazionalità, che è più semplice da controllare. Un altro aspetto che verrà toccato dalla normativa riguarda le ore di guida e di riposo dei conducenti. Sono convinta che in questo caso sia necessaria un po’ di elasticità per permettere agli autisti di raggiungere la destinazione senza doversi fermare a pochi chilometri dalla destinazione, magari per giorni, per non incorrere in sanzioni. Abbiamo aspettato tanti anni per vedere finalmente presentato questo pacchetto di proposte da parte della Commissione e ciò è sintomo della complessità di tale materia. Mi auguro quindi che lo stesso sia trattato tenendo conto che la competitività di questo settore passa soprattutto dall’efficienza e dalla capacità di offrire un buon servizio e soprattutto rimarcando che esso influenzerà il mercato del trasporto su strada per i prossimi vent’anni.

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ROBERTO GUALTIERI presidente commissione affari economici e monetari  roberto.gualtieri@europarl.europa.eu

IL NEGOZIATO SULLA BREXIT VOGLIAMO UN ACCORDO GIUSTO, CHE PROTEGGA GLI INTERESSI DEI CITTADINI, CHE RISPETTI GLI OBBLIGHI CHE DERIVANO DAI TRATTATI, E CHE CONSENTA DI AVERE IL REGNO UNITO COME NOSTRO STRETTO PARTNER NEL FUTURO, ANCHE SE NATURALMENTE UN NON MEMBRO NON POTRÀ MAI AVERE GLI STESSI BENEFICI DI UNO STATO MEMBRO. IL PE E IL GRUPPO S&D SONO PRONTI A CONTRIBUIRE ATTIVAMENTE A QUESTO RISULTATO, E SOPRATTUTTO A COGLIERE LA GRANDE OPPORTUNITÀ DI LAVORARE AL RILANCIO DELL’UNIONE.

La rapida adozione delle guidelines per il negoziato sul ritiro del Regno Unito dall’Unione Europea è un segnale di unità a cui il Parlamento europeo è fiero di aver contribuito con la sua risoluzione e con il significativo coinvolgimento alla redazione del testo finale. Chi pensava che ci saremmo divisi ha fatto male i suoi conti. L’UE ha ora una linea chiara, equilibrata ed equa nei confronti della Brexit, e un eccellente negoziatore che sosteniamo con forza. Vogliamo un accordo giusto, che protegga gli interessi dei cittadini, che rispetti gli obblighi che derivano dai Trattati, e che consenta di avere il Regno Unito come nostro stretto partner nel futuro, anche se naturalmente un non membro non potrà mai avere gli stessi benefici di uno Stato membro. E’ fondamentale utilizzare al meglio il poco tempo a disposizione, perciò la sequenza negoziale indicata nelle guidelines è essenziale. Occorre innanzitutto garantire un ritiro ordinato del Regno Unito, realizzando sostanziali e sufficienti progressi su alcuni temi fondamentali: i diritti dei cittadini, l’accordo finanziario, la salvaguardia del processo di pace in Irlanda. I cittadini sono la nostra prima priorità. Stiamo parlando di tutti i cittadini britannici ed europei che vivono o hanno vissuto, che lavorano o hanno lavorato nel Regno Unito o nell’Unione e dei loro familiari; di un insieme di diritti interconnessi che riguardano anche la sicurezza sociale, la libertà di movimento dei lavoratori, il riconoscimento delle qualifiche professionali; di diritti acquisiti fino alla data del ritiro che dovranno essere assicurati per sempre, con piena reciprocità, senza discriminazioni, sotto la giurisdizione della Corte di Giustizia europea. Il Parlamento è determinato: nessuna discussione sulle future relazioni potrà cominciare e nessun accordo potrà essere approvato, se queste condizioni non saranno rispettate. Siamo fiduciosi che qualsiasi governo britannico uscirà dalle elezioni, sulla base di questi principi un negoziato costruttivo potrà cominciare, per dare certezza ai cittadini e alle imprese europee e definire un quadro positivo di future relazioni tra l’UE e il Regno Unito. Il PE e il Gruppo S&D sono pronti a contribuire attivamente a questo risultato, e soprattutto a cogliere la grande opportunità di lavorare al rilancio dell’Unione. Siamo fieri dell’Unione europea, ma non ci accontentiamo. Vogliamo che la Commissione e gli Stati siano facciano passi avanti significativi sulla strada che il Parlamento ha contribuito a identificare: più investimenti, più riforme, più solidarietà e più democrazia. Siamo pronti a un cammino ambizioso, chiediamo a tutti di fare la loro parte.

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SIMONA BONAFE’ membro commissione ambiente, sanità e sicurezza alimentare simona.bonafe@europarl.europa.eu

LA SFIDA DELLA GLOBALIZZAZIONE IL DOCUMENTO PRESENTATO DALLA COMMISSIONE EUROPEA CHE ABBIAMO DIBATTUTO DURANTE LA SESSIONE PLENARIA CI SPINGE A FARE UNA RIFLESSIONE SENZA INFINGIMENTI SULLA GLOBALIZZAZIONE, PROCESSO CHE VA INDUBBIAMENTE GOVERNATO, MA CHE NON SI PUÒ E NON SI DEVE FERMARE. DOBBIAMO PUNTARE SU INVESTIMENTI IN RICERCA E INNOVAZIONE, AIUTANDO LE IMPRESE AD INNOVARSI E FARE RETE, CON UN PARTICOLARE RIGUARDO PER LE PICCOLE E MEDIE AZIENDE, VERO CUORE DEL NOSTRO SISTEMA.

La globalizzazione dei processi economici è la realtà in cui viviamo ed è una realtà che continua a cambiare e lo farà a velocità ancora maggiore negli anni a venire. Non si tratta più solo di scambi commerciali o di trasferimento della produzione, magari verso Paesi dove vi è un minor costo della manodopera. Con il crescente sviluppo tecnologico si tratta sempre di più di una competizione mondiale che si misura su innovazione tecnologica e capacità di rispondere alle esigenze dei consumatori. La questione è come posizionarci ed essere all´avanguardia nei settori produttivi che spingono maggiormente la crescita economica, e che oltretutto offrono incoraggianti prospettive per affrontare il tema della scarsità delle risorse naturali. Fuori da questa prospettiva sarà sempre più difficile ottenere risultati in termini di crescita economica e conseguentemente di welfare. Il documento presentato dalla Commissione Europea che abbiamo dibattuto durante la sessione Plenaria ci spinge a fare una riflessione senza infingimenti sulla globalizzazione, processo che va indubbiamente governato, ma che non si può e non si deve fermare. Se ci concentriamo su come garantire, oggi e per il futuro, benessere e opportunità ai nostri cittadini, è evidente che questo non può realizzarsi rinunciando a competere sul piano globale e magari chiudendoci dentro i nostri confini. Dobbiamo puntare su investimenti in ricerca e innovazione, aiutando le imprese ad innovarsi e fare rete, con un particolare riguardo per le piccole e medie aziende, vero cuore del nostro sistema. D´altra parte l´Europa deve far contare il suo peso sul piano delle politiche commerciali e mettere in campo politiche di protezione sociale che sappiano ridistribuire i benefici a tutte le fasce della popolazione. E´ tempo di liberare il campo dai richiami dei sostenitori di austerità e rigore, che continuiamo a sentire ad intervalli regolari, e passare finalmente a dare corpo a politiche incentrate su investimenti e pilastro sociale dell´Europa. Politiche che richiedono oggi una seria revisione delle regole di fondo della nostra Unione, che sappiamo essere prezioso patrimonio comune. L´Europa ha la dimensione e la capacità per stare da protagonista in questo scenario. La condizione per farlo è che si conservi la consapevolezza che la sfida può essere affrontata solo restando uniti come Europei.

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BRANDO BENIFEI membro commissione occupazione e affari sociali brando.benifei@europarl.europa.eu

YOUTH PLAN ACTION DAY UN’INIZIATIVA A SOSTEGNO DEI GIOVANI FONDATA SU QUATTRO PILASTRI FONDAMENTALI PER IL FUTURO DELLE PROSSIME GENERAZIONI: IL SUPPORTO AGLI INVESTIMENTI IN CULTURA CON UN “ASSEGNO” PER LE SPESE CULTURALI; UN NUOVO PROGRAMMA DI MOBILITÀ PER TUTTI MODELLATO SULL’ERASMUS, UN PROGRAMMA GARANZIA GIOVANI; UN INSIEME DI MISURE PER IL CONTRASTO ALLA POVERTÀ INFANTILE PER ASSICURARE L’ACCESSO DI TUTTI I BAMBINI EUROPEI ALL’ISTRUZIONE E ALLE CURE SANITARIE DI MASSIMA QUALITÀ.

Il 19 maggio parte il secondo YOUTH PLAN ACTION DAY! la giornata dedicata alla campagna del Partito Socialista Europeo #ACTFORYOUTH. Un’iniziativa a sostegno dei giovani fondata su quattro pilastri fondamentali per il futuro delle prossime generazioni: il supporto agli investimenti in cultura con un “assegno” per le spese culturali; un nuovo programma di mobilità per tutti modellato sull’Erasmus, ma allargato a tutti i percorsi di vita e lavoro a partire dagli apprendisti aziendali; un programma Garanzia Giovani rifinanziato e reso più efficiente; un insieme di misure per il contrasto alla povertà infantile per assicurare l’accesso di tutti i bambini europei all’istruzione e alle cure sanitarie di massima qualità. Il tema di quest’anno è il rilancio dell’ormai celebre ERASMUS, il programma di mobilità studentesca dell’Unione europea, oggi esteso a giovani imprenditori e lavoratori, insegnanti, organizzazioni ed istituti di formazione, che proprio nel 2017 celebra il suo 30esimo compleanno! L’Erasmus è, innanzitutto, una straordinaria opportunità a disposizione dei giovani di fare un’esperienza di inestimabile valore a livello culturale, educativo, linguistico, professionale, per non parlare delle amicizie di tutta una vita. Non deve quindi sorprendere se il programma Erasmus sia largamente riconosciuto come una delle più straordinarie storie di successo dell’Unione europea. Tuttavia, è essenziale che l’attuale ERASMUS+ diventi davvero “Erasmus per tutti”: per questa ragione nello YOUTH PLAN del Partito Socialista Europeo chiediamo che tutti gli ostacoli di natura sociale per partecipare al programma siano superati, a partire dall’aumento dei finanziamenti a disposizione delle famiglie meno abbienti sono insufficienti. Uno scambio Erasmus rappresenta ancora oggi un impegno economico notevole per troppe famiglie, che tende a escludere gli studenti in condizioni svantaggiate per disabilità, stato sociale, condizioni di salute o distanza geografica. Attualmente solo uno studente Erasmus su dieci appartiene a un gruppo svantaggiato, a dispetto del fatto che, proprio per la categoria a cui appartengono, avrebbero ancora più da guadagnare da una simile esperienza rispetto a chi vive in condizioni più agiate. Lo slogan “Erasmus per tutti” sarà dunque il tema principale del nostro Youth Action Day, quando attivisti di tutta Europa scenderanno in strada per chiedere non solo migliori opportunità per l’istruzione, ma anche per difendere i diritti dei bambini e il lavoro dei giovani e per favorire l’accesso alla cultura e all’arte!

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ELENA GENTILE membro commissione occupazione e affari sociali elena.gentile@europarl.europa.eu

L’OCCUPABILITÀ DEI LAVORATORI IL MERCATO DEL LAVORO OGGI CI PONE L’ESIGENZA, IN UN CONTESTO DI FLESSIBILITÀ, DI AGGIORNARE COSTANTEMENTE E PERMANENTEMENTE I CONTENUTI DEI PERCORSI FORMATIVI ED ESPERIENZIALI, DUNQUE CRITERI CONDIVISI E STANDARDIZZATI DI COMPARABILITÀ DEI PROCESSI DI ISTRUZIONE E FORMAZIONE RENDONO ANCORA PIÙ TRASPARENTI QUESTI PERCORSI, MIGLIORANDO L’OCCUPABILITÀ DEI LAVORATORI RENDENDO COSÌ ESIGIBILI LA OPPORTUNITÀ LEGATE AI PERCORSI DI MOBILITÀ.

Non vi è dubbio, nell’agenda europea l’occupabilità dei lavoratori non può non essere un obiettivo prioritario. Occupabilità e competitività sono due passaggi ineludibili per un’Europa che cresce e si sviluppa, e che non può mancare l’appuntamento più rilevante di questo tempo. La valorizzazione delle competenze, delle conoscenze e delle abilità libera lo straordinario potenziale del nostro capitale umano. Gli strumenti di valutazione delle competenze già acquisite o, ancora di più, necessarie in un’economia che cambia e che esplora nuovi spazi e nuove opportunità sono un passaggio fondamentale per consentire un incrocio efficace tra offerta e domanda di lavoro. Insomma, il mercato del lavoro oggi ci pone l’esigenza, in un contesto di flessibilità, di aggiornare costantemente e permanentemente i contenuti dei percorsi formativi ed esperienziali, dunque criteri condivisi e standardizzati di comparabilità dei processi di istruzione e formazione rendono ancora più trasparenti questi percorsi, migliorando l’occupabilità dei lavoratori rendendo così esigibili le opportunità legate ai percorsi di mobilità. Vi è un’altra grande opportunità, nel tempo in cui i flussi migratori a vario titolo di cittadini e cittadine pongono l’obiettivo della loro reale integrazione, la correlazione tra i quadri nazionali e regionali delle qualifiche dei paesi terzi e l’EQF pare un’esigenza assolutamente non trascurabile. Quindi ci pare necessario promuovere il trasferimento delle qualifiche tra i vari sistemi d’istruzione e formazione da uno Stato all’altro, per sostenere la domanda del sistema di impresa e favorire dunque l’occupazione. Questa, la migliore risposta possibile, alle nuove sfide tecnologiche e demografiche per scrivere finalmente la nuova agenda politica del lavoro, dei diritti e delle pari opportunità.

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CATERINA CHINNICI membro commissione libertà civili giustizia e affari interni caterina.chinnici@europarl.europa.eu

LA LOTTA ALLE FRODI NELL’UE LA RELAZIONE PARLAMENTARE SUL RAPPORTO 2015 IN TEMA DI TUTELA DEGLI INTERESSI FINANZIARI DELL’UE APPROVATA DALLA PLENARIA MOSTRA UN NUOVO INCREMENTO DELLE SOMME FRODATE: IL 18% IN PIÙ RISPETTO AL 2014. IL DOCUMENTO, PREDISPOSTO DALLA COLLEGA PITERA, RECEPISCE ANCHE ALCUNE INDICAZIONI CONTENUTE NEL PARERE DELLA COMMISSIONE LIBE DA ME COORDINATO COME RELATRICE.

La relazione parlamentare sul rapporto 2015 in tema di tutela degli interessi finanziari dell’UE approvata dalla plenaria mostra un nuovo incremento delle somme frodate: il 18% in più rispetto al 2014. È un dato che conferma quanto sia urgente innalzare il livello del contrasto alle frodi comunitarie, a maggior ragione se si considera che la criminalità organizzata e il terrorismo si finanziano spesso attraverso questi reati. Il documento, predisposto dalla collega Pitera, recepisce anche alcune indicazioni contenute nel parere della commissione Libe da me coordinato come relatrice. È sicuramente un fatto positivo la conclusione dei negoziati sulla direttiva Pif, che mira a combattere in campo penale la frode, la corruzione, il riciclaggio di denaro e altre attività illecite introducendo, fra l’altro, una definizione di corruzione e definendo i comportamenti fraudolenti configurati come reato. Importante anche l’inclusione delle frodi Iva nel suo campo di applicazione. La direttiva Pif è, poi, un presupposto essenziale per l’istituzione della Procura europea, organismo che potrà essere il grande valore aggiunto nella lotta alle frodi se messo in condizione di operare con efficienza. Se avrà, cioè, indipendenza e risorse sufficienti. Un’ambizione che il testo del regolamento ancora non soddisfa, motivo per cui, in atto, manca l’Italia tra i 17 stati membri che aderiscono. L’auspicio è che il testo possa essere migliorato e che il nostro paese possa dare il proprio fondamentale contributo, fermo restando che solo con la partecipazione di tutti i paesi potranno esprimersi pienamente le potenzialità della Procura. Intanto, nell’attesa dell’entrata in vigore di questi strumenti, deve essere rafforzata la capacità di coordinamento tra le strutture nazionali di controllo e va assicurata una più stretta cooperazione con l’Ufficio antifrode (Olaf ), le cui segnalazioni ben una volta su tre non hanno avuto riscontro. Il coordinamento è il settore su cui c’è più da lavorare. Manca, per esempio, uno strumento amministrativo per lo scambio di informazioni sui fondi strutturali. E occorrerebbero azioni di indagine comuni sotto la supervisione di Olaf, oltre a un costante raccordo tra accertamenti amministrativi e indagini penali. Infine, altro aspetto essenziale, c’è da valorizzare il ruolo degli informatori, prezioso sia per l’individuazione che per la prevenzione delle frodi. Come sollecitato dalla relazione, è necessario che la Commissione Europea elabori al più presto un quadro normativo europeo per fissare diritti e obblighi degli informatori, affinché ne sia garantita la protezione.

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ANDREA COZZOLINO vicepresidente commissione sviluppo regionale andrea.cozzolino@europarl.europa.eu

IL CONFLITTO SIRIANO QUELLO IN ATTO È UN PROCESSO MERAMENTE DIPLOMATICO CHE RICHIEDE TEMPO, PAZIENZA E COSTANZA. NEL FRATTEMPO, PERÒ, È PRIORITARIA L’AZIONE SU ALTRI FRONTI COME LA PIENA IMPLEMENTAZIONE DELLA PARTNERSHIP CON GIORDANIA E LIBANO, CHE ACCOLGONO MILIONI DI SIRIANI IN FUGA DAGLI ORRORI DEL CONFLITTO.

L’Ue ha ospitato a Bruxelles, lo scorso aprile, l’ultima di cinque conferenze dei donatori; in occasione della quale sono stati promessi 6 miliardi dollari per le esigenze del 2017. Sebbene la cifra necessaria, stimata dall’ONU, fosse di 8 miliardi di dollari e che la metà della somma promessa è frutto di impegni già presi, si è parlato di una cifra senza precedenti. La grave crisi umanitaria impone all’UE di tradurre i generosi impegni in disponibilità finanziarie reali, per la tutela del popolo siriano e garantire l’accesso umanitario completo, soprattutto in contesti come Aleppo, dove le operazioni umanitarie sono ferme dal luglio 2016. Quello in atto è un processo meramente diplomatico che richiede tempo, pazienza e costanza. Nel frattempo, però, è prioritaria l’azione su altri fronti come la piena implementazione della partnership con Giordania e Libano, che accolgono milioni di siriani in fuga dagli orrori del conflitto. Nei due paesi, i profughi siriani incontrano oggi continue barriere nell’accesso all’occupazione, incluse limitazioni ai permessi di lavoro. La massiccia disoccupazione giovanile, in nord Africa e Medio Oriente, è una tragedia che coinvolge intere giovani generazioni, limitando fortemente lo sviluppo di queste realtà ma, ancor di più, diventando una minaccia alla sicurezza globale poiché senza lavoro, opportunità e accesso all’educazione divengono facili prede per la propaganda terroristica. Contemporaneamente, sotto il profilo diplomatico l’UE non può sottovalutare il ruolo della Russia, vero e proprio arbitro che, in virtù dei consistenti investimenti in risorse durante il conflitto e della base navale permanente acquisita dal governo di Damasco, non potrà essere esclusa da ogni ipotesi di cessate il fuoco e accordo di pace che verrà. L’UE non può quindi commettere l’errore di isolare Mosca, ma agire, in primis diplomaticamente, per favorire atteggiamenti costruttivi. Stiamo assistendo a una progressiva deriva del diritto internazionale e umanitario, in virtù di un principio di sovranità nazionale che, per quanto valore universale, sovente viene invocato per giustificare l’incapacità della comunità internazionale di far fronte alle ripetute violazioni dei diritti umani. La pace e la stabilità non possono essere raggiunte senza un impegno coordinato e condiviso, concepito con e per la società civile, che dovrà tornare ad essere protagonista della transizione e artefice del futuro sistema politico siriano.

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DANIELE VIOTTI membro commissione bilanci daniele.viotti@europarl. europa.eu

I DIRITTI DEGLI OMOSESSUALI IN CECENIA ORMAI DA QUALCHE TEMPO HO DECISO – A TITOLO STRETTAMENTE PERSONALE – DI NON VOTARE PIÙ ALCUN ACCORDO COMMERCIALE CHE NON ABBIA AL SUO INTERNO DELLE CLAUSOLE CHIARE PER QUANTO RIGUARDA LA DIFESA DEI DIRITTI UMANI. L’EUROPA NON PUÒ SMARRIRE SÉ STESSA, NON PUÒ VENDERE I SUOI VALORI IN CAMBIO DI ACCORDI COME QUELLO CON LA TURCHIA O INTERESSI DI PICCOLO CABOTAGGIO NEI CONFRONTI DI MOSCA E PAESI AFFINI.

Le notizie arrivate dalla Cecenia sembrano venire da un mondo che ci eravamo lasciati alle spalle, da un passato medievale in cui le diversità, tutte le diversità venivano considerate un pericolo. La coraggiosa inchiesta di Novaya Gazeta ha acceso un faro su una brutalità difficile da immaginare e impossibile da comprendere. Persone torturate, percosse con tubi di gomma o addirittura sferzate dall’elettroshock, tutte con una sola “colpa” il sospetto di essere omosessuali. Letti sui quotidiani di mezzo mondo paiono racconti dell’orrore, fatichiamo a immaginare che dietro a quelle parole, a quelle descrizioni dolorose, ci siano luoghi e persone ben specifiche, ci sia, forse, uno stato criminale che non solo chiude un occhio ma addirittura istituzionalizza la violenza. La Cecenia è un porto franco impermeabile al diritto internazionale dove Ramzan Kadirov, il dittatore locale spadroneggia come un signore della guerra di due secoli fa. Finora colpevolmente anche come Europa abbiamo guardato dall’altra parte pensando che, in fondo, i problemi dell’Asia centrale fossero, al limite, questioni interne russe. Non è un mistero che Kadirov sia utile a Vladimir Putin così come non è un mistero che in Cecenia si sta consumando una delle guerre civili più sanguinose, violente e incontrollabili degli ultimi decenni. Tuttavia nemmeno lo scontro più aspro, nemmeno l’operazione militare più dolorosa possono giustificare le sevizie nei confronti delle minoranze tanto più che, stando ai racconti, i dirigenti politici locali avrebbero addirittura incentivato le famiglie a fare “piazza pulita” in casa, denunciando eventuali parenti omosessuali o, addirittura, ricorrendo a una sorta di delitto d’onore. Ecco, io credo che questi fatti, i racconti di chi è sopravvissuto, il coraggio dei giornalisti d’inchiesta e lo sdegno dei nostri cittadini ci mettano di fronte alle nostre responsabilità come europei, come legislatori e come classe dirigente della zona del mondo che si vanta di essere la più avanzata dal punto di vista civile e democratico. Dobbiamo decidere cosa vogliamo fare, l’indignazione serve, è necessaria ma non basta, non può bastare; mentre scrivo la Comunità Internazionale ha iniziato a muoversi, le ambasciate offrono assistenza e aiuto a chi desidera lasciare il paese mentre il Parlamento Europeo ha chiesto ufficialmente una commissione d’inchiesta per far luce sulle gravissime accuse portate avanti dalle associazioni che difendono i diritti civili. Alcuni attivisti, tra cui l’italiano Yuri Guaiana hanno fatto sentire la loro voce anche a Mosca, nel cuore del potere russo e, per tutta risposta hanno subito un fermo amministrativo che, per fortuna, non si è trasformato in una carcerazione grazie alla professionalità della nostra ambasciata in loco. Si tratta di passi importanti ma non basta: ormai da qualche tempo ho deciso – a titolo strettamente personale – di non votare più alcun accordo commerciale che non abbia al suo interno delle clausole chiare per quanto riguarda la difesa dei diritti umani. L’Europa non può smarrire sé stessa, non può vendere i suoi valori in cambio di accordi come quello con la Turchia o interessi di piccolo cabotaggio nei confronti di Mosca e paesi affini. Cos’è l’Europa se non si mobilita per far sì che tutte le persone, soprattutto le persone discriminate per qualsiasi motivo, non debbano più sentirsi in pericolo di vita? Cos’è l’Europa se non difende la vita? Cos’è l’Europa se non si alza per ribadire ancora una volta i suoi principi costitutivi e non agisce per guidare il progresso, la tolleranza e la pace anche là dove ancora non ci sono? Credo che oggi l’Europa sia davanti a un bivio. Girare la testa dall’altra parte, o usare tutto il suo potere per mettere la Russia e la Cecenia davanti alle loro responsabilità. Con i paesi che non rispettano i diritti umani, noi, non dobbiamo più lavorare. Attaccare i gay vuol dire attaccare l’idea stessa di Europa.